Eserciti d’arte e cultura

Da qualche tempo si sono aperte alla città le porte di Palazzo Carli nel cuore di Verona, nella centrale via Roma: incontri a tema e conferenze culturali sono di volta in volta gli eventi su invito che il padrone di casa, il Generale di Corpo d’Armata Giuseppenicola Tota, Comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, offre ai suoi ospiti, e giovedi 6 Giugno in questa prestigiosa sede si è tenuta la conferenza dal titolo “Il Cenacolo di Leonardo: sfida al restauro di un’icona senza tempo”, relatore il Professor Valerio Vernesi, storico dell’arte e consulente per Treccani, l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana nonché casa editrice nazionale, nota per aver edito la prima edizione e le successive appendici dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, e per la sua costante attività di ricerca. Il Comando Militare e l’Istituto Civile, eserciti a difesa della cultura italiana.

Un temporale estivo obbliga gli ospiti ad arrivare in taxi o alla spicciolata con gli ombrelli in mano, all’ingresso del cancello militari in uniforme ordinaria, che straordinaria appare per la sobrietà del colore, quel verde militare, ed il rigore, la compostezza di chi la indossa. Un Tenente Colonnello accoglie chiedendo cortesemente il nome, un altro graduato controlla nella lista e dà disposizione ad un soldato semplice di accompagnare l’ospite. Garbo, eleganza, buone maniere, quel modo antico di accogliere e fare sentire importanti ospiti ed evento, modi che ricordano purtroppo un tempo lontano che riappare d’improvviso come memoria di cose belle.

Bello è il Palazzo, che appare in fondo al cortile, di rosso vestito con cuciture di pietra chiara in una facciata Settecentesca che ricorda quella di Villa Pellegrini Cipolla a Castion di Costermano progettata dall’architetto Ignazio Pellegrini, mentre ci si lascia alle spalle il portale d’ingresso in pietra bianca che tanto ricorda quello di Villa della Torre a Fumane. Contaminazioni non a sproposito perché Palazzo Carli fu edificato per volere del marchese Giuseppe Della Torre e di sua moglie Elena Carli intorno alla metà del XVIII secolo, nel 1789 ne divenne proprietario Alessandro Carli, storico letterato, fratello di Elena, che lo vendette ai fratelli Basilea; e in Biblioteca Civica c’è un carteggio tra il Carli e l’architetto Luigi Trezza, forse per dei lavori da compiere nel Palazzo. Sono gli anni dell’Illuminismo, del Neoclassicismo, di una Verona che fa scuola nell’arte e nella cultura, fa l’impresa.

Al primo piano la sala della conferenza si riempie, mentre un soffitto dipinto a tempera protegge il vociare e due camini sormontati da specchiere si guardalo ai lati opposti della sala. Il Generale Tota fa gli onori di casa introducendo il professor Vernesi e regalando alla platea un coup de theatre, svelando dietro ad un telo una “Gioconda” come se fosse prestito d’oltralpe in onore del tema della serata: il buon umore predispone all’ascolto.

L’abilità, la gestualità, il saper raccontare e la cultura del Professor Vernesi fanno il resto, affascinando e seducendo nello spiegare e svelare il Cenacolo di Leonardo, citando padri del restauro che abbiamo studiato al Liceo e approfondito all’Università, e spalancando le porte della memoria come presa di coscienza di un valore condiviso, identitario. Lo storico dell’arte racconta del Cenacolo con un espediente letterario di manzoniana memoria, un libro incontrato per caso, quel racconto della restauratrice Pinin Brambilla Barcilon che dal 1977 prese in cura l’opera di Leonardo per vent’anni. Un’opera travagliata, per la sperimentazione che il grande genio aveva messo in atto con tecniche diverse da quelle del “buon fresco” e il forte grado di deterioramento dell’opera stessa che in alcune parti aveva perso la propria leggibilità e godibilità.

La partitura dell’opera, la conversazione con chi la osserva, la modernità della composizione lasciamo che siano da scoprire per la prossima volta che capiterà di ascoltare la lettura di Vernesi, perché è respiro per l’anima; ci resta quel modo geniale di Leonardo di annullare il tempo, di creare una realtà parallela, di sfondare la parete, di dilatare la materia per farvi entrare la scena come se fosse contemporanea, e di penetrare nel carattere degli uomini, negli animi, nella loro parte spirituale e nei peccati, ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, quanto profonda sia la nostra arte e la nostra cultura. Ciò che resta dopo la seduzione delle parole di Vernesi e dall’osservazione dell’opera, è una metafora da portare a casa come riflessione: l’arte e la sua storia, la cultura sono per noi italiani come un affresco su un muro, una pittura murale che è tatuaggio sulla pelle, là dove il colore viene completamente inglobato nell’intonaco che asciugandosi si combina con l’anidride carbonica dell’aria dando luogo al processo di carbonatazione così che colore forma e muro diventano una cosa sola. Così, il cenacolo di Leonardo lo abbiamo tatuato sul corpo, insieme alla Cappella Sistina di Michelangelo, ai ritratti di Raffaello, Pontorno, Rosso Fiorentino, Caravaggio e via via tutti gli altri. Così, come per conservare un affresco c’è bisogno di “aria buona”, di averne cura, la nostra storia dell’arte è parte di noi, del nostro corpo, non possiamo e non dobbiamo cancellarla, ma controllare sempre allo specchio che non stia scomparendo perché con essa scompariamo anche noi.

Corpo umano o d’armata che sia, Eserciti d’arte e cultura per difenderci dall’indifferenza e dall’ignoranza, l’altra sera comandati da uomini illustri e illuminati.