Donare, ovvero l’etica di una responsabilità in pericolo

Un dono, un dovere. Un regalo può essere dovuto, certo: tante, infinite volte risponde ad una qualche un’esigenza sociale di necessità. Ma qui non parliamo di regalie natalizie, cioccolatini di San Valentino e mimose affrettate (e affettate). Lo scrittore Lorenzo Carpanè, per mano, ci conduce nell’etimologia di una parola che chiama in causa il bene di tutti, la responsabilità di ciascuno. E così, in una pagina, ricostruisce l’etica di un gesto antico.

A cura di Lorenzo Carpanè, scrittore

In latino il concetto di “dono” può essere reso con due parole diverse: donum, da cui l’italiano attuale, e munus. Questa seconda parola ha diverse accezioni: può significare “dono” ma anche “compito”, “dovere”.

Non a caso quindi Giovanni Pico della Mirandola, grande umanista vissuto nel XV secolo, usa questa parola in un famoso (e straordinario) testo in latino dal titolo Discorso sulla dignità dell’uomo. Nel punto più alto di questo discorso Pico fa parlare Dio che si rivolge così all’umanità: «Non ti abbiamo dato alcun munus particolare, perché tu possa scegliere tutti i munera che vuoi». Ho lasciato in corsivo la parola latina, prima al singolare poi al plurale. Perché quando Pico usa quella parola sa bene che è ambigua, che non vuol dire solo “dono” ma anche “dovere”, “responsabilità”.

Il tema è proprio questo: nelle relazioni umane (e per Pico fin da quella primordiale tra Dio e l’uomo), dono e responsabilità vanno insieme. Prendiamo un altro testo ben noto, l’inizio del vangelo di Giovanni: in principio era verbum, traduzione del greco en arché en o logos. La parola è il principio e la parola è Dio, scrive l’evangelista. Di questa parola, per chi crede, Dio ha fatto dono all’umanità. E il dono, come dicevamo, è una attribuzione di responsabilità. Si può creare questa sequenza quindi: Dio (natura)-parola-dono-responsabilità. Ma munus, ancora, significa “funzione”, “carica”.

E qui, il presente. Senza generalizzazioni, senza fare di ogni erba un fascio, eppure: quanto il discorso pubblico, quanto la parola oggi è usata come munus (dono e responsabilità) da parte di chi ha una carica, cioè una responsabilità, cioè un dono da dare? Chiediamocelo ogni volta che il pubblico parlare vive del dileggio, del disconoscimento altrui, dell’offesa, della violenza verbale. Chiediamoci se non sia parte integrante del fare il bene collettivo proprio la capacità di usare la parola come dono. Un munus per noi e per le generazioni a venire.