Da scarti del computer a opere d’arte in mostra a Verona
Redazione
Hard disk, schede madri, processori, materiali elettronici ormai obsoleti, lastre metalliche, frammenti di pietra e legno che invece di essere immessi nell’ambiente ad inquinare vengono riutilizzati e trasformati in opere d’arte, portate in esposizione dal 4 ottobre al 4 novembre 2025 con la mostra antologica delle ultime opere di Enzo Pituello “Anno 4.444 – Circuiti integrati”. Umanità e memorie dal cosmo a cura di Francesco Varanini e Andrea Martini, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona, ospitata dall’area Spazio Vitale di via San Vitale 5, che molti veronesi ricordano per essere stata fino al 2015 un’aula studio universitaria.
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L’artista friulano, scomparso all’inizio del 2023, è considerato uno dei principali esponenti dell’astrattismo simbolico in Italia.
La sua carriera artistica, lunga e internazionale, è iniziata come ragazzo di bottega per maestri del Novecento come Lucio Fontana, Alberto Burri e i fratelli Pomodoro, ed è stata caratterizzata da una continua sperimentazione e da un profondo legame con le memorie ancestrali, cosmiche e simboliche.
Le opere di Pituello, in particolare le ultime, sono connesse allo scopo della Fondazione Spazio Vitale di promuovere riflessioni sulla cultura digitale e sulle alterate percezioni della realtà che può provocare, in particolare nelle generazioni più giovani.
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Nel suo lavoro possiamo trovare indicazioni su come costruire un futuro che rimette al centro le persone, prendendo gli aspetti positivi che le tecnologie hanno da offrirci ed arricchendoli con la creatività; troviamo anche un perfetto esempio di economia circolare che parte da un rifiuto potenzialmente pericoloso per l’ambiente, come quelli derivati dai computer, e lo fa rivivere sublimandolo in opera d’arte.
L’arte di Pituello ci ricorda che ogni oggetto, prima di essere rifiuto, è portatore di valore e memoria e ci invita a riflettere sul rispetto per l’ambiente e la responsabilità verso ciò che consumiamo e scartiamo.
«Dietro ogni simbolo si nasconde la materia, che è energia trasformata. È da questa consapevolezza che nasce il progetto espositivo – spiega Andrea Martini, artista co-curatore della mostra e allievo di Pituello negli ultimi anni di attività – una mostra che trae linfa vitale da ciò che viene comunemente scartato, dimenticato o considerato inutile. La materia prima delle opere proviene da un “luogo” che tutti conosciamo e frequentiamo, consapevolmente o meno: le nostre discariche, le immondizie domestiche, i territori dell’abbandono – fossati, margini stradali, capannoni dismessi. Luoghi in cui la società contemporanea riversa ciò che non riconosce più come utile, bello o funzionale».
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Enzo Pituello concepiva l’arte come produzione sociale collettiva, dove l’artista è interprete di un pensiero comune e di aspirazioni socialmente condivise ed il visitatore ha un ruolo attivo nel proseguire l’opera: saranno quindi esposte, tra le altre, opere non concluse alle quali i visitatori sono invitati a dare il loro contributo. E’ in questa ottica che nel corso della mostra si terranno laboratori creativi dove i bambini delle scuole primarie saranno stimolati e guidati alla comprensione del significato di un’opera d’arte, dell’uso dei materiali e del messaggio che essa trasmette ed incoraggiati ad esprimere la loro creatività senza timore di “non essere capaci”.
La mostra è visitabile da mercoledì a sabato, dalle 15 alle 19. L’ingresso è gratuito.
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