Veronesi a Ravenna per il sommo poeta

Da due settimane e fino al 14 luglio, da città sul mare, Ravenna si fa “isola del Purgatorio” a ogni messinscena collettiva della seconda cantica dantesca a cui danno vita centinaia di ravennati coordinati da due blasonati attori entrambi “premio Ubu” (Marco Martinelli ed Ermanna Montanari) e da attori del Teatro delle Albe che organizza l’evento nell’ambito di Ravenna Festival.

Nel 2017 – in vista dei settecento anni dalla morte di Dante (1321-2021) – Ravenna aveva messo in scena l’Inferno. Quest’anno lo spettacolo itinerante che parte dalla tomba di Dante e termina nel giardino del Teatro Rasi è il Purgatorio. Dalle punizioni dell’Inferno si è dunque passati alle purificazioni collettive nel segno di quella coralità che contraddistingue il Purgatorio, la cantica del “ricominciare”, del “riappropriarsi del gusto della vita”, della compassione come possibilità di uscita dall’oscurità dell’Inferno.

Domenica scorsa (7 luglio) anche dei veronesi che lo scorso giugno avevano seguito un laboratorio tenuto da Alessandro Renda al Teatro Nuovo vi hanno attivamente preso parte interpretando il coro degli iracondi, quello dei vermi e delle farfalle e il coro – solo femminile – delle donne vittime di morte violenta.

Coordinati da Paola Degiuli, vi hanno partecipato Andrea Albertini, Sandra Bonomi, Pierangelo Bordignon, Natalìa Cavalleri, Katia Mirabella, Valentina Nalin, Jacopo Pellicanò, Linda Piano, Ivo Rabolini, Martino Ridolfi, Federica Russo, Sonia Scarperi e Rossana Valier. Tutti concordi nel definirla “un’esperienza indimenticabile”. Nelle vie, nelle piazze, nei giardini di una città in silenzio, i versi danteschi si sono arricchiti di canti e brani eseguiti da musicisti presenti lungo il tragitto (soprattutto sui balconi delle case) e di contemporaneità.

A integrare i versi del “divino poeta”, testi di Walt Whitmann, di Ezra Pound, di Pier Paolo Pasolini, di Etty Hillesum che fu vittima dell’Olocausto, del poeta seicentesco John Donne, le lodi di Totò e Ninetto Davoli fraticelli francescani in Uccellacci e uccellini, le frasi dello scultore performer tedesco Joseph Beuys scritte sui muri, e quelle di Greta Thunberg che (come Beatrice nel testo dantesco) ha il ruolo di chi rimprovera.

Sempre nell’ambito delle celebrazioni dantesche, il 9 settembre (giorno della morte di Dante) il Teatro Stabile di Verona sarà a Ravenna per la cerimonia dell’olio offerto dal Comune di Firenze per la lampada votiva che arde ininterrottamente dal 1908. Sempre in settembre debutterà a Firenze (e successivamente a Verona) lo spettacolo itinerante Silent Dante prodotto dal Teatro della Toscana e dallo Stabile di Verona.

Un altro atteso evento teatrale dantesco sarà Fedeli d’amore di Marco Marinelli in scena al Nuovo di Verona in dicembre, uno spettacolo dove Dante assurge a simbolo per eccellenza del profugo che cerca consolazione e salvezza nell’amore. Amore anticamera della beatitudine che segnerà, con la chiamata pubblica per la terza cantica, il Paradiso, l’apogeo delle celebrazioni dantesche nel 2021.

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