Un viaggio nell’800 per ricordare Cerro e il suo Angelo Vinco

Ieri sera nel Teatro parrocchiale del piccolo comune della Lessinia, un incontro storico e culturale che ha riportato il pubblico alla atmosfere e alle ambientazioni dei primi anni del XIX secolo, anni in cui nacque e crebbe il giovane sacerdote esploratore, pioniere delle missioni nel Continente Africano.

Un vero e proprio viaggio nel tempo, tra gli anfratti della storia di due secoli fa, nelle strade e nelle contrade di Cerro Veronese e dei paesi limitrofi della Lessinia. È quello che hanno sperimentato le circa cento persone che ieri sera, al Teatro parrocchiale del paese, hanno assistito alla serata di conversazione inserita all’interno del ricco programma per le celebrazioni del bicentenario della nascita di don Angelo Vinco, il sacerdote esploratore, pioniere delle missioni in Africa, nato proprio a Cerro, in contrada Lavello, il 29 maggio 1819.

A condurre l’incontro è stato il nostro direttore, Matteo Scolari, che ha dialogato con due professori ed ex docenti scolastici, Angelo Andreis e Rino Cona.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco Nadia Maschi e del parroco don Franco Dal Dosso, è stato proprio Andreis, già dirigente scolastico di Cerro, a prendere la parola e illustrare una dettagliata ricerca che ha evidenziato come il piccolo comune della Lessinia, nei primi anni dell’Ottocento, fosse piuttosto isolato dagli altri paesi, tuttavia non immune alle influenze dei periodi, delle regole e delle abitudini della dominazione napoleonica prima e di quella asburgica poi.

Matteo Scolari con i due relatori della serata

Curioso come molti dei temi ricorrenti nel periodo napoleonico siano attuali anche oggi. Fu proprio in quegli anni che, a livello amministrativo, ci fu ad esempio la soppressione dei piccoli comuni e alcune aggregazioni, ma anche l’accorpamento delle parrocchie e fu introdotto (a Cerro nel 1808) la scuola pubblica per i maschi.
L’economia era segnata da numerose tasse per i cittadini e per le famiglie, necessarie a quel tempo per finanziare le campagne belliche, e il lavoro per le persone lo forniva quasi esclusivamente la terra.

Gli austriaci si presentarono come liberatori, portatori di pace dopo un ventennio di guerre, in realtà imposero ben presto un controllo poliziesco ritenuto dallo stesso Andreis nella sua ricerca «eccessivo» e asservirono il clero per un controllo anche giuridico del territorio.

Tutto questo portò a un’insofferenza dei cittadini nei confronti del regime asburgico che sfociò in tumulti e sommosse, specie in città, a Verona, ma anche alla diserzione militare in Lessinia come forma di protesta e alla nascita dei cosiddetti “crociati”, ovvero degli insorti, dei volontari disertori che compivano in montagna azioni partigiane contro gli invasori.

Anni in cui anche nella montagna veronese si moriva di pellagra, tifo, vaiolo, scarlattina e colera, quest’ultima causa di morte anche del giovane Angelo Vinco che si ammalò in Africa e lì vi morì a soli 33 anni.

Matteo Scolari con Rino Cona

Dopo Andreis, è intervenuto Rino Cona, già professore di lettere alle scuole medie e superiori e all’ateneo scaligero. Cona ha descritto una panoramica più ampia sulla religiosità che ha visto, a Verona, nascere figure importanti quali Bartolomeo Lorenzi, prete, poeta e agronomo vissuto a cavallo tra Settecento e Ottocento; Pietro Leonardi, studente di teologia a Padova che mobilitò un gruppo di sacerdoti per far fronte ai numerosi feriti che tornavano in città dai campi di battaglia e che fondò quello che poi sarà l’ospedale civile di Verona.

E ancora don Carlo Steeb, don Ludovico de Besi, don Gaspare Bertoni, don Nicola Mazza, quest’ultimo ispiratore – grazie all’intervento anche di un professore mazziano, don Luigi Dusi – dell’opera missionaria del giovanissimo Angelo Vinco.

La serata si è conclusa ricordando i prossimi appuntamenti, primo fra tutti il concerto di domani sera, ore 21, nella piazza della chiesa con il percussionista Ernesto da Silva.

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