Sio e quel fumetto che racconta le migrazioni

Youtube, i social network e la carta stampata il suo campo di battaglia, le strisce e i suoi pittoreschi personaggi la sua arma. Lui è Sio, al secolo Simone Albrigi, fumettista veronese. È uscito a maggio Storiemigranti, il suo nuovo libro.

Niente al mondo è potente quanto una storia ben raccontata. E no, non stiamo parlando di “fiction”, ma di storie vere, capaci di unire, generare empatia e far immedesimare chi le ascolta. Sio e Nicola Bernardi sono partiti da questa necessità, rendere coscienti i lettori usando il potere delle storie, quando hanno iniziato la loro avventura che li ha portati a scrivere Storiemigranti (Feltrinelli Comics, 2019), un libro a fumetti in cui vengono ritratte 32 persone, che per i più svariati motivi hanno deciso di intraprendere un vero e proprio “viaggio della speranza” per arrivare in Europa.

Un reportage partito nell’ottobre del 2018 e realizzato in una settimana passata in tre centri di accoglienza straordinaria della Cooperativa l’Ancora a Imperia, Vallecrosia e Bajardo, grazie all’aiuto dell’amico Andrea Zammataro: «L’anno scorso io e Nicola stavamo guardando impotenti quello che stava succedendo in mare: bloccare le navi con la gente sopra ci sembrava una cosa veramente orribile e disumana – racconta Sio –. Allora ci siamo chiesti: “Cosa possiamo fare?” E abbiamo deciso di fare quello che ci riesce meglio: raccontare storie. Conoscevamo questo amico che lavora alla Cooperativa l’Ancora, nei centri di accoglienza speciale per i migranti nell’imperiese, e abbiamo detto: “Raccontiamo le loro storie”».

Violenze, guerre, famiglie distrutte e rimpianti, ma anche qualche barzelletta «perché qualcuno non aveva capito benissimo ciò che stavamo chiedendo» spiega ridendo Sio. Nelle pagine di Storiemigranti si può cogliere tutto questo e molto di più: l’essenza del dolore e la speranza di trovare una vita migliore nonostante tutto, lontano da casa. Qualcosa che raramente viene raccontato dai media e che aiuta a identificare i cosiddetti “immigrati”, “rifugiati” o “clandestini”, come persone vere, in carne e ossa, anche loro con qualcosa da raccontare.

Due, in particolare, gli elementi che caratterizzano il libro: la fotografia e il fumetto («è così che nasce un “fometto”» svela ridendo Sio). Le storie, infatti, raccontate in due pagine ciascuna in forma di strisce, sono precedute dalle foto di chi le ha vissute e narrate, costituendo così per il lettore un primo contatto con la realtà, grazie all’occhio del fotografo Nicola Bernardi. Una commistione di due generi diversi, ma affini, che possono coinvolgere anche a chi fa fatica ad ascoltare: «Credo che questa forma sia un’idea adatta ai tempi attuali: c’è molta gente che legge sempre meno e per farli leggere bisogna ingannarli con delle immagini, quindi il fumetto è un’idea che funziona bene. E per me è molto più efficace di tantissimi altri metodi perché si possono raggiungere più persone e, soprattutto, anche i più giovani» racconta Sio, che insieme a Nik (come lo chiama lui), ha raccolto più di 50 testimonianze restando per una settimana «in mezzo alle sale dei centri di accoglienza dicendo: “Se avete voglia di chiacchierare noi siamo qua”».

Eppure il libro, uscito solo il 9 maggio scorso, non è l’unico pensiero per il fumettista veronese, che in questi ultimi mesi si è immerso nel ruolo di papà. Un impegno (felicemente) a tempo pieno che ha segnato un rallentamento nella produzione artistica di Sio, il quale proprio lo scorso gennaio, a pochi giorni dalla nascita del figlio (il 10 gennaio, ndr), aveva annunciato di volersi prendere tre mesi di “paternità”: «Ci vorrebbero dei mesi obbligatori per le mamme e per i papà, coperti dallo Stato, per entrambi. – ci spiega Sio – Sono mesi che servono al bambino ed è fondamentale che ci sia sempre qualcuno vicino fisicamente. Quando nasce un bambino già essere in due è difficilissimo. Quello che si chiede di fare ogni giorno alle mamme, da sole, è letteralmente impossibile».

E poco male se il periodo di riposo è ormai finito: «Sto ristrutturando il mio lavoro: magari inizio più presto la mattina, finisco alle 16 e poi ho tempo per restare insieme alla mia famiglia. Ho ricominciato ad andare in giro per l’Italia per le fiere, ma preferisco stare a casa con mio figlio e mi avvalgo un po’ di più dell’aiuto dei miei collaboratori. Inoltre il 30 maggio è finalmente uscito il mio primo progetto gigantesco a cui stavamo lavorando dal 2014, il videogioco Super Cane Magico 0. Poi sto lavorando ai nuovi numeri di Scottecs Magazine, una storia per Topolino e un paio di idee grosse che mi sono venute: questa pausa me ne ha fatte venire un po’ troppe…devo darmi una calmata (ride, ndr)».

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