L’Alice di Pendleton prigioniera della modernità

Lo spettacolo dei Momix è in scena al Teatro Romano. La recensione inviata dalla nostra lettrice Giulia Cortella.

Alice di Pendleton Momix

Recensione dello spettacolo dei Momix inviata dalla nostra lettrice Giulia Cortella.

Imbrigliati in costumi attillati o inscatolati in barattoli rotolanti i ballerini dei Momix, nello spettacolo Alice” in scena al Teatro Romano fino al 10 agosto, non sono riusciti ad esprimere l’energia del loro corpo, né ad imprimere allo spettacolo quel dinamismo che da sempre li ha caratterizzati e che costituisce, con l’esercizio ginnico e acrobatico, la peculiarità del loro gruppo ormai da decenni famoso in tutto il mondo.

Pare che Alice nel paese delle meraviglie sia stata interpretata da Moses Pendleton più come spunto per ricreare, attraverso straordinari effetti pirotecnici multimediali, la meraviglia da suscitare negli spettatori, che per far vibrare i corpi dei ballerini in aeree coreografie che avrebbero reso molto bene il magico mondo fiabesco creato da Lewis Caroll nel 1865.

Nell’incipit, con una scala che funge da dondolo, Alice di bianco vestita, legge, sospesa tra sogno e realtà per poi entrare moltiplicata nel mondo colorato e magico dei quadri successivi in cui incontra il Coniglio bianco, il Cappellaio matto, lo Stregatto, la Regina di cuori e il bruco.

Di sicuro, quando le ballerine vestono rosse corolle di raso e si muovono come sufi danzanti, o quando i ballerini, reggendo specchi, si sdoppiano con immagini che non trovano coincidenza nei loro movimenti, lo spettacolo raggiunge momenti di rara bellezza nello stile tipico dei Momix che tutti conosciamo.

Tuttavia, in generale, lo spettatore rimane deluso nel desiderio di quella danza liberatoria che sappiamo i ballerini sono capaci di eseguire. E infatti essi riescono solo alla fine nei saluti a farci apprezzare l’agilità del corpo e l’elasticità aerea che libera l’energia.

Un’Alice prigioniera in un mondo poliedrico di luci e di effetti creati al computer, più che un’ Alice spensierata e felice di muoversi in un mondo fatato.

Forse anche Moses Pendleton risente del tempo che viviamo che ci rende appesantiti da forme e schemi rigidi in cui l’anima non riesce più a librarsi e rimane spesso inespressa, pur in un mondo come il nostro, multiforme e multicolore fatto di computer, social, video e tv.

Recensione della nostra lettrice Giulia Cortella