Festival di Cinema Africano, ecco i vincitori

Le sei Giurie coinvolte in questa 39esima edizione del Festival hanno decretato ieri sera i film vincitori delle varie categorie e Premi in concorso.

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Foto di Jean-Claude Lother

Si è concluso ieri sera il 39° Festival di Cinema Africano in città. A partire da lunedì infatti, il Festival diventerà itinerante, toccando 25 comuni e realtà della provincia veronese. Non prima però di lanciare l’ultima sezione in concorso, Viaggiatori&Migranti, interamente dedicata al tema migratorio, che si terrà dal 13 al 19 luglio, presso i missionari comboniani di Vicolo Pozzo, con un reading per due voci narranti dedicato al missionario Angelo Vinco, esploratore, antropologo e geologo.

Intanto è arrivato il momento per le sei Giurie coinvolte in questa 39esima edizione del Festival di decretare i film vincitori delle varie categorie e Premi in concorso.

Il premio giuria internazionale, formata dalla giornalista Miela Fagiolo, la studiosa di cinema Amina Lamghari e il compositore belga Christian Leroy, ha scelto per le due sezioni in concorso con, rispettivamente, dieci cortometraggi e 10 lungometraggi

Per il Premio AFRICA SHORT vince il cortometraggio Brotherhood di Meryam Joobeur. Per il suo messaggio universale contro i rischi del fondamentalismo islamico che ha coinvolto molti giovani in una sanguinosa guerra, “Brotherwood” è un’opera che rivendica l’importanza della famiglia e denuncia il dramma di tante vite umane sacrificate.

Con menzione speciale al film Le pastèques du cheikh di Kaouther Ben Hania Per l’originale, ironica narrazione dei rischi di derive fondamentaliste “Les pasteques du cheikh” è una originale e intensa denuncia dell’uso strumentale della fede religiosa.

Per il Premio PANORAMAFRICA vince il lungometraggio Le vie de chateau di Modi Barry e Cédric Ido. A un affresco sociologico di una società multietnica nel cuore di Parigi, in un quartiere in cui la convivenza ha stabilito legami positivi tra culture diverse. La vie de Chateau ci offre l’immagine di una società nuova, aperta, che si è costruita spontaneamente nel tempo, sul rispetto delle persone e delle regole comuni

Con menzione speciale al film Yomeddine di A.B. Shawky per la straordinaria umanità della storia di Beshay, “Yomeddine” è il viaggio di un lebbroso verso il “Giorno del Giudizio” in cui ogni deformità, sconfitta e dolore saranno sanati dalla verità dell’incontro con Dio.

La Giuria Spazio Scuole, composta da un gruppo di studentesse e studenti del Liceo Artistico “Nani-Boccioni” di Verona, ha scelto come miglior film della 39esima edizione il lungometraggio egiziano Yomeddine del regista Abu Bakr Shawky. Con la seguente motivazione: “Il regista ha saputo trattare con rara sensibilità argomenti complessi. I protagonisti, attraverso un viaggio fisico e spirituale alla ricerca delle proprie origini, affrontando con coraggio il cambiamento e il giudizio altrui lungo la strada, giungono all’accettazione di sé stessi e alla creazione di un legame basato sull’affetto e non su vincoli di sangue.                                                                                                                

La Giuria di studenti e studentesse dell’Università di Verona, che ha visionato tutti i cortometraggi della sezione AFRICA SHORT, ha scelto Tangente di Rida Belghiat e Julie Jouve. Con la seguente motivazione: “I registi, basandosi su un fatto reale, sono brillantemente riusciti a sviluppare il tema universale della dignità della donna e della persona in situazioni di vulnerabilità, quali la violenza e il carcere: la maratona è infatti occasione reale e simbolica di riconquistare una libertà fisica e psicologica, un percorso di rigenerazione di sé e nella relazione con l’altro, una sorta di redenzione in un esercizio di volontà e di determinazione nell’affrontare la propria biografia e gli scheletri del passato, tra i momenti di buio e di luce del percorso”.

Ha poi attribuito una menzione speciale al corto egiziano Eybrows. Con la seguente motivazione: Scaturito da un pretesto apparentemente superficiale come può essere un post su Facebook, il cortometraggio dipana una provocatoria e puntuale riflessione sul mondo femminile nella cultura islamica. Aver situato l’opera in un centro commerciale, luogo globale, induce a concentrarsi sulla parola: è infatti il dialogo tra le due donne che svela il continuo gioco tra valori plurimi, la tensione emotiva rispetto alle possibilità di scelta. Il finale sospeso conduce a pensare alle convinzioni che ognuno di noi, anche di là della situazione della protagonista, ha nei propri contesti di vita.

Per il Premio “Cinema al di là del muro” della Giuria dei detenuti della Casa Circondariale di Montorio di Verona va al film Hakkunde.

Il Premio dei pubblico in sala per la categoria dei cortometraggi in concorso per AFRICA SHORT va a Tangente, mentre per i lungometraggi di PANORAMAFRICA va al tunisino Fatwa.

Il Premio “New Generation”, che coinvolge tutto il pubblico degli studenti e studentesse delle scuole di ogni ordine e grado di Verona, val film keniano Supa Modo.

LE ATTIVITA’ DI DOMENICA

Oggi, invece, calato il sipario sui film della 39esima edizione del Festival di Cinema Africano in città, al Cinema Teatro Santa Teresa, la sala riapre su una narrazione teatrale scritta e diretta da Marco Zanchi, che ripercorre la straordinaria vicenda umana di un grande viaggiatore, esploratore, sacerdote, missionario, antropologo e geografo nato a Cerro Veronese duecento anni fa, don Angelo Vinco.

Un reading per due voci narranti con gli attori Walter Peraro e Simonetta Giacon, immagini in slide movie e frasi sonore per scoprire chi era Vinco. L’appuntamento con il reading Dalla Lessinia al Nilo. L’altro diario di Don Angelo Vinco è per le ore 21.

Il pomeriggio di domenica è invece dedicato alla “black mamba“, una bicicletta a cambio fisso che in Africa tutti sanno cos’è. Con un breve tour di un’ora a partire dalle 14.30, pedalando dalla sede degli Amici della Bicicletta Verona, in piazza Santo Spirito 13, fino ad arrivare al Museo africano, i partecipanti andranno alla scoperta non solo della black mamba, ma anche di chi la fa rivivere attraverso le sue opere.

Cyrus Kabiru, la cui mostra è ospite al Museo africano con le sue opere dedicate agli occhiali, “Macho nne” ma negli ultimi anni l’artista keniano si è cimentato nella creazione di installazioni scultoree più grandi, come la sua serie ispirata alla bicicletta Black Mamba, soppiantate in tutto il continente africano da scooter e moto a basso costo.