Il 2019 sarà un anno da ricordare per Alessandro Anderloni. Dal 23 agosto al 1° settembre di quest’anno, infatti, a Bosco Chiesanuova andrà in scena il venticinquesimo Film Festival della Lessinia.

Il direttore artistico della rassegna cinematografica internazionale, già protagonista della copertina di Pantheon 102 in uscita tra pochi giorni, si racconta anche qui, con una video intervista registrata all’interno del “suo” teatro, il Teatro Orlandi di Velo Veronese.

Anderloni, venticinquesima edizione. Celebrativa, emozionate, straordinaria. Quali emozioni in questo momento?

Celebrativa ed emozionate perché guardiamo ai prossimi 25 anni. Non sarà un’edizione della nostalgia, sarà piantare un albero con radici che saranno conficcate nella terra di questa montagna. Un albero che poi cresca per altri 25 e più anni.

Il focus di quest’anno?

Abbiamo dedicato questa venticinquesima edizione alla Madre Terra che raccoglie tutto il percorso che abbiamo fatto in questi anni: il rapporto dell’uomo con la montagna, la natura, gli animali, i cambiamenti climatici, la sfida nel continuare a vivere e convivere con questo pianeta. Attorno a queste tematiche ci saranno film, incontri, ospiti, laboratori e tante escursioni. Un festival che guarda al futuro e alla convivenza con questo pianeta.

Sarà un’edizione che coinvolgerà ancor di più le persone e i luoghi del territorio?

Il festival vive e sopravvive tenacemente come un larice abbarbicato su un costone scosceso di una montagna proprio perché qui ha radici piantate nelle case, nelle persone, in coloro che ci hanno lavorato, nelle istituzioni che ci hanno sostenuto, nel paese di Bosco Chiesanuova e in tutti i paesi della Lessinia. Quest’anno ci sarà un prefestival che arriverà in ogni paese della montagna. Se il festival è il festival della comunità intesa come comunità di uomini, di piante e di animali, allora avrà radici che lo potranno sostenere per i prossimi anni.

Un bilancio personale di Alessandro Anderloni dopo un quarto di secolo di impegno per il festival e per il territorio?

È una mezza vita. Mi accompagna da metà della mia vita questo festival. È come un pezzo di me, è una porzione del mio anno solare, del mio impegno, del mio lavoro e della mia passione. Sento anche la responsabilità di consegnarlo al futuro, di permettere che vada avanti anche senza di me e di permettere che mantenga quella personalità e quella onestà intellettuale e culturale. Anche la parola libertà mi verrebbe da usare, che gli permette di essere il Film Festival della Lessinia.

È forse questo il sogno più grande di Alessandro Anderloni, consegnarlo alle nuove generazioni?

Tra tanti, quello legato alla mia professione come direttore artistico di festival è quello di far si che questo festival vada avanti, anche dopo di me.

 

Foto copertina: Flavio Pettene