Dario Franceschini torna alla cultura

Nel febbraio del 2014, fresco di giuramento al Quirinale, Dario Franceschini, avvocato di formazione, politico di professione, ma anche appassionato romanziere, stupì i cronisti definendo i beni culturali che si accingeva a guidare "un ministero dell'economia".

Un assunto che nei quasi quattro anni del suo mandato ha poi cercato in tutti modi di mettere in pratica, con una rivoluzione nel mondo dei musei che ha fatto crescere di molto i visitatori ma creato anche polemiche e più di una insofferenza tra i ranghi del dicastero fondato nel 1975 da Giovanni Spadolini.

Oggi torna nelle stanze del Collegio Romano nel frattempo parzialmente trasformato dalla ‘riorganizzazione’ voluta dal suo successore Bonisoli, e si presume voglia riprendere da dove ha lasciato, tanto più che già in partenza ha ottenuto di riportare al Collegio Romano anche il dipartimento del Turismo che il governo giallo verde aveva affiancato alla agricoltura.
Tant’è, inizialmente in ottimi rapporti con l’allora presidente del consiglio Matteo Renzi, poi via via un po’ meno, il ferrarese Franceschini, in politica dai tempi della scuola, papà partigiano bianco poi deputato della Dc e grande ammirazione per Pierluigi Castagnetti, e’ stato spesso definito ‘uomo del dialogo’. E proprio questa sua propensione alla mediazione sembra avere avuto un ruolo importante nel governo giallo rosso che sta nascendo e che lo vede a capo della delegazione dei ministri Pd, il partito che lui stesso ha guidato dal 21 febbraio al 25 ottobre del 2009.

Classe 1958, padre di tre figlie amatissime, appassionato di jazz, il neo ministro della cultura è sposato in seconde nozze con Michela Di Biase, consigliere pd in Campidoglio e alla Regione Lazio. Nella sua vita, dice, due grandi passioni, “la letteratura e la politica, due universi che non si incontrano ma ai quali non intendo rinunciare”. Se l’impegno nella letteratura è rimasto costante (due suoi romanzi sono stati tradotti anche in francese per i tipi di Gallimard) la politica per ora prevale: deputato dal 2001, tra i fondatori della Margherita, è nel Pd dal 2007, leader di una consistente compagine di parlamentari. Alla guida del Mibac, in procinto di ritornare Mibact, prende il testimone dal lombardo Alberto Bonisoli. E qualcosa in quelle stanze potrebbe cambiare ancora.

(ANSA)

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