«Creiamo ponti tra voci e culture»: Luigi Turri racconta il Bridge Film Festival
Redazione
Luigi Turri, membro del direttivo del Bridge Film Festival, racconta un progetto che unisce cinema d’autore, riflessione e volontariato. Un percorso che lo porta tra i candidati al 15° Premio Verona Network, il 17 luglio a Bosco Chiesanuova.
Guarda l’intervista
Luigi, la dodicesima edizione del Bridge Film Festival si è appena conclusa. Che bilancio fate?
Siamo felici e un po’ affaticati. Ogni anno ci allarghiamo con nuovi eventi e ci imponiamo di non esagerare. Ma è difficile trattenersi, ci sono troppe storie da raccontare.
Il tema di quest’anno era “Is there anybody out there?”. Perché questa scelta?
Nasce da una riflessione sulla situazione mondiale: conflitti, crisi ambientali, isolamento sociale. Volevamo esplorare la ricerca di connessioni e la necessità di ascoltare altre voci.
Avete ricevuto più di 450 lavori…
457 per la precisione, tra lungometraggi e corti. La selezione è un processo lungo: ogni film viene visto da almeno tre persone del nostro gruppo di volontari, che fanno tutto per passione.
Qual è la forza del festival?
Essere un ponte tra giovani registi emergenti e autori affermati. Organizziamo anche masterclass e collaboriamo con realtà locali, come Zalab e il Circolo del Cinema, per rafforzare il legame con il territorio.
Come vede il futuro del Bridge Film Festival?
Vogliamo radicarci sempre di più a Verona e continuare a portare storie che facciano riflettere. La prossima edizione è già in cantiere e speriamo di coinvolgere ancora più persone.
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