Perché il Film Festival della Lessinia è un contrabbandiere di idee

Film Festival Lessinia

Mai come quest’anno il Film Festival della Lessinia ha azzeccato la definizione di se stesso. Giunta alla sua ventitreesima edizione, la manifestazione che quest’estate ha portato nelle sale del Cinema Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova ben 56 film provenienti da 31 Paesi e più di 40 ospiti internazionali collezionando ben ventimila presenze, è un vero “contrabbandiere culturale”.

di Michela Canteri

È UN TRAFFICANTE di domande, di dubbi. E di contraddizioni, di emozioni non definite, di nuove frontiere del pensiero. Perché la cultura non è un’enciclopedia di dati preordinati, non è il risultato di un’equazione corretta. Almeno, non solo. La cultura è un continuo macinare di conoscenze che aprono spazi prima sconosciuti e rivelano a loro volta vastità che diventano nuovo terreno di analisi e di ricerca.

Nell’ampiezza di questo universo continuamente in espansione, la verità diventa un obiettivo sempre più arduo. E se la verità si sposa con il concetto di giustizia, se la legge si sovrappone sempre e comunque alla figura dell’autorità, beh… allora il Film Festival di quest’anno è stato contrabbandiere eccome.

I contrabbandieri, i briganti, i ribelli che sono stati protagonisti della retrospettiva, veri e propri fuorilegge, sono diventati spesso figure con le quali solidarizzare. Primi su tutti i bambini afghani di The land of the enlightened, contrabbandieri di esplosivi e lapislazzuli, e poi Samir, giovane algerino che “nella polvere” contrabbanda petrolio tra Algeria e Marocco. E ancora i ribelli, con le loro storie di fuga e di nascondimento in montagna, dai Banditi ad Orgosolo, al Brigante di Tacca del Lupo, fino a giungere a quel Salvatore Giuliano di Rosi di cui si è poi tanto parlato in Italia.

Un po’ banditi e un po’ eroi, avversi ad uno stato che non riconoscono perché da esso si sono sentiti abbandonati nella loro ricerca di una vita dignitosa, a volte pedine dell’autorità stessa che, confondendo le carte, diventa più criminale di qualsiasi delinquente, questi ribelli sono figure che in ogni caso, al di là del confine tra Bene e Male, portano con loro il coraggio della disobbedienza. E l’inottemperanza a volte può essere l’unica via verso il cambiamento, la scintilla che fa divampare il fuoco della creazione, il sommovimento che fa nascere la grande onda della rinascita.

«UN FESTIVAL cinematografico ha senso di esistere, e di valere i soldi per cui è finanziato, se aiuta a riconoscere e andare oltre ai confini geografici, che a ben guardare sono solo confini culturali, se chi esce dalla sala torna cambiato, come si torna cambiati da un viaggio», ha ben sottolineato Alessandro Anderloni, direttore artistico della rassegna.

E allora, a schermo spento, resta nell’aria di quest’estate troppo calda una grande domanda: è cambiato qualcosa dentro di noi? Sono aumentate le nostre incertezze, si sono azzerati i confini sicuri entro i quali navigavamo? E ancora: dove sono i ribelli in Lessinia? Dove sono i contrabbandieri di idee, di provocazioni culturali? Dove sono i dissidenti, coloro che si prendono la briga di suggerire nuove prospettive, di avanzare ipotesi che possano essere fondamento per la costruzione di una Lessinia più consapevole, più aperta verso l’esterno, pronta ad accogliere il cambiamento vero? Chi si prenderà la responsabilità di fungere da scintilla? Chi farà partire la grande onda? In attesa di risposte, lunga vita al Film Festival della Lessinia e ad Alessandro Anderloni che con la sua ricca gerla in spalle non si stanca mai di crederci e di provarci.

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