ALBANIA. La bellezza che resta

Bambini con un disegno

L’artista è colui che rischia. E hanno rischiato davvero i ragazzi della Commissione Giovani e Missione delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù che per quindici giorni nelle spiagge albanesi hanno realizzato installazioni e performances artistiche. E, forse, hanno fatto bene.

Una sfida immensa, faticosa, ammaliante. Linguaggi rinnovati per un’arte che arriva ad essere quello che dovrebbe sempre essere: bellezza che disarma la grettezza. Una manciata di alunni ed ex alunni dell‘Istituto Seghetti sono volati in Albania per far scoprire e scoprire a loro volta, quell’arte che pulisce gli occhi e permette il bene. Quindici giorni «di libera creazione tra l’asfalto e la sabbia nel nord dell’Albania; ritratti, colore, colla, fotografia, performance, waste-art, poesia e danze».

Con queste parole racconta l’esperienza Lamberto Scolari, docente di Storia dell’Arte presso l’istituto Seghetti di Verona e mente operativa del progetto. “The artist is present” è il titolo dell’iniziativa, realizzata con il sostegno di Fondazione Cattolica e EIKON Onlus che ha visto protagonisti undici ragazze, una religiosa e un professore dal 20 luglio al 4 agosto, nella Terra delle Aquile. Il progetto ruba il nome alla celebre retrospettiva che Marina Abramovic ha confezionato nel 2010 per il Mo.MA di New York. La performance dell’artista serba che, per tre mesi, ha atteso i visitatori iniziando con ciascuno di loro un dialogo silenzioso, fatto solo con lo sguardo, è stata riproposta anche dal gruppo veronese.

«Abbiamo conosciuto gli occhi di decine di albanesi che decidevano di sedersi di fronte a noi: una suggestione commovente che ci fa meditare sulla funzione primaria dell’Arte: entrare a pie’ pari nella società creando falle nel presente». Tra i cortili, il lungomare le strade polverose di Shëngjin, la palude di ToroviÇë, la pineta di Velipojë e il villaggio di Gramsh «abbiamo scritto il nostro libro della Bellezza condividendo con la gente di ogni età l’Arte». Sottolinea, convinto, l’insegnante che, da quasi dieci anni, grazie alle Figlie del Sacro Cuore di Gesù, accompagna giovani in questo tipo di esperienze multiculturali.

Guidato dagli stimoli provocatori dell’artista veronese Chiara Ferrari, il gruppo ha coinvolto il popolo albanese in attività creative che sono state sempre introdotte da piccole lezioni di arte contemporanea come quella sui lavori del brasiliano Vik Muniz che, con i catadores della discarica di Rio, ha trasformato lo scarto in poesia. I ragazzi italiani e albanesi che hanno partecipato al progetto, sono stati così «felicemente folli» da realizzare anche un piccolo concorso fotografico sulla bellezza da scovare nel brutto e nell’apparenza dell’Albania occidentalizzata.

Più di settecento riprese, accompagnate da libricini colmi di versi liberi e abbozzate poesie; questo l’incredibile risultato. «Nel nostro Bel Paese sapremmo ancora farlo? Crederemmo- si chiede Scolari- a una decina di ragazzi che ci chiedono di voler scoprir assieme un po’ di bellezza, sul lungomare romagnolo? Noi l’abbiamo cercata tra le pieghe di un paese in difficoltà, sconquassato da cinquant’anni di dittatura; l’abbiamo scovata tra le rughe dei sorrisi della gente albanese: che vuole raccontare la propria storia di ribellione al regime e ti invita, in una rovente giornata di luglio, al fresco di un orto scutarino tra il profumo dei fichi, per riposarti un poco».