San Giorgio in Braida, il restauro della cupola del Sanmicheli

È “il cupolone” di Verona, il mezzo emisfero che troneggia sulla riva sinistra dell’Adige appena prima di Ponte Pietra, un elemento architettonico comune a molte chiese a partire dal XV secolo. La più famosa è quella che Filippo Brunelleschi costruì per il Duomo di Firenze nel 1420 e che poi Michelangelo prese come riferimento per la cupola di San Pietro in Vaticano, seppur con altre caratteristiche.

Il 18 ottobre c’è stata l’inaugurazione della fine dei lavori di restauro della cupola della chiesa di San Giorgio in Braida. Ora è possibile ammirarla con una nuova copertura in rame che ne esalta la bellezza in contrasto con il bianco delle pareti. La cupola è stata costruita dall’architetto veronese Michele Sanmicheli nella prima metà del 1500. Egli lavorò soprattutto per la Serenissima come architetto militare ma realizzò anche palazzi e strutture religiose di grande importanza. A Verona è ricordato per le tre Porte: Nuova, Palio e San Zeno, ma anche per i palazzi delle famiglie Canossa, Bevilacqua e Pompei, quest’ultima attualmente sede del Museo di Storia Naturale. Per la chiesa di San Giorgio si occupò della costruzione della cupola, in origine rivestita di piombo, terminata poi nel 1604.

La struttura ha un diametro di 14 metri e un’altezza di 7,5 metri dalla centina alla sommità dove è stato realizzato un triangolo fiammante con in mezzo un occhio aperto: nell’iconografia cristiana rappresenta il mistero della Trinità e la perfezione. Il tiburio poggia su un tamburo costruito in mattoni su cui si aprono trifore nei quattro punti cardinali. Secondo monsignor Piergiorgio Rizzini, esse rimandano alla visione della Gerusalemme celeste di cui parla l’Apocalisse, cioè una città che è casa di tutti i popoli. Quindi, cosa rappresenta la cupola? «Il cielo – continua Rizzini che entra in relazione con la terra, spazio della vita degli uomini». Così come ci ricorda il Pantheon, edificio di culto realizzato nel II secolo d.C., che presenta la più grande cupola in calcestruzzo mai costruita dall’uomo. È un tempio di tutte le divinità pagane che ha, sulla sommità, un oculo, uno spazio aperto che collega cielo e terra.

La curiosità della cupola di San Giorgio è che l’originaria copertura fu sostituita con lastre in rame nel restauro del 1847. Per cui, nell’ultimo intervento, è stato deciso di mantenere le lastre, che sono state sostituite completamente, ma di cambiarne la cromia per renderle il più fedele possibile all’originale. Questo è stato possibile grazie ad una ricetta segreta che si tramanda da quattro generazioni all’interno delle aziende Pighi e Varana. Il risultato è stato una brunitura di 7/8 anni coperta con una patina protettiva a base di solfato di potassio, acqua e olio fumante. Il perché la cupola sia l’elemento che salta subito all’occhio quando si guarda la chiesa è da ricondurre al campanile, mai finito. Esso è ciò che rimane di un monastero eretto nell’XI secolo in piena epoca romanica quando le costruzioni avevano una fisionomia meno slanciata.

Degne di nota sono però le sei campane la cui tecnica di suono caratterizza i concerti di campane alla veronese. Nel 1442 il monastero passò ai canonici di San Giorgio in Alga di Venezia che riedificarono la chiesa. All’interno conserva opere di notevole pregio come la pala d’altare di Paolo Veronese, che raffigura il martirio di San Giorgio, circondata da due grandi tele raffiguranti la moltiplicazione dei pani di Paolo Farinati e la manna nel deserto di Domenico Riccio detto il Brusasorzi. Sopra alla porta d’ingresso, invece, vi è un’opera di Jacopo Robusti detto il Tintoretto che riproduce il battesimo di Cristo. Ai lati si aprono quattro cappelle che conservano lavori di Giovanni Francesco Caroto, Girolamo dai Libri, Romanino e Moretto da Brescia. Insomma, una vera e propria pinacoteca da far invidia ad un museo.