L’arte di Gianni Franceschini

Franceschini, artista viandante

Regala quadri a chi diventa, tra una chiacchiera e una sosta, un suo amico. Improvvisa spettacoli teatrali per i bambini, appende le sue opere sui muri delle contrade.

L’ultima trovata artistica di Gianni Franceschini, viandante per scelta, è “Donne dei monti”, una mostra permanente in un sentiero di Roverè.

di Michela Canteri

UN PAIO DI anni fa una mia amica mi disse che aveva un misterioso nuovo vicino di casa, e che aveva sentito all’ufficio postale che faceva “l’artista”. Due giorni dopo si accorse che l’uomo aveva dipinto un grande angelo sulla facciata della sua abitazione. Non abbiamo resistito e ci siamo presentante davanti alla sua porta con tre tutt’altro che innocenti tazzine di caffè.

Quando siamo entrate non ci siamo trovate in una casa comune. Quello era il mondo di un artista, il mondo di Gianni Franceschini. Si trattava di un piccolo appartamento ordinato quasi interamente occupato dai suoi dipinti che si trovavano praticamente ovunque. Colori sgargianti, figure piatte e morbide abitavano la sua casa ed erano vive tanto quanto lo eravamo noi.

Eppure, non so perché, di quel primo incontro ricordo soprattutto una piccola candela quasi consumata che fiammeggiava di luce bianca in una casa inondata di colore. Ci raccontò che era arrivato in Lessinia casualmente, da lupo randagio quale era ed è, in cerca di una tana dove, dice, “fermarsi a leggere un libro, dipingere un quadro, invitare delle persone a recitare poesie e raccontare storie”.

Sì, perché in fondo la casa per Gianni non è un luogo fisico in cui cercare posto per sé, quanto uno spazio in cui raccogliere i suoi libri e dipingere. Per il momento ha scartato l’idea di inserire anche un piccolo teatrino nel suo rifugio, ma prima o poi ci riuscirà. Per Franceschini l’arte è vita, è bellezza e incanto da disseminare ovunque.

Egli ama lasciare una traccia di questa magia ad ogni tappa del suo peregrinare, regalando quadri a coloro che diventano suoi amici, presentando qualcuno dei suoi spettacoli teatrali per bambini, oppure partecipando a progetti teatrali altrui, o sistemando dei propri dipinti sui muri di una contrada, fino ad arrivare a mettere in piedi un’intera mostra permanente sulle “Donne dei monti” all’interno di un sentiero nel parco pubblico di Roverè.

MA SE L’ARTE percorre la vita di Gianni come il sangue nelle vene, l’ossigeno che la fa pulsare deriva dai rapporti umani. Non è un artista che non sa vivere nel mondo, come talvolta succede a quelli come lui. Perché quello a cui aspira è la semplicità e l’essenzialità che cerca sempre e ovunque tanto nella pittura e nel teatro, quanto nelle relazioni umane.

E, come tutti i randagi, è sempre sulla strada, in un viaggio mai finito, mai compiuto. «Un antico pittore giapponese – mi racconta – diceva parlando della sua arte: – Sono alla ricerca del bianco -. Ecco io ora sono immerso nei colori, ma cerco il bianco». E allora buon viaggio, caro Gianni. Continua a disseminare il tuo cammino di colori,  per permetterti di sentire sempre quell’anelito di luce perfetta che ti fa pellegrino sulla terra.