La nuova mente di Art Verona

Tisch aus dem Bistro der Heiligen Marta

Dal 13 al 16 ottobre si svolgerà la tredicesima edizione di ArtVerona, il tema affrontato quest’anno è il viaggio in Italia. Per l’occasione abbiamo intervistato la nuova direttrice artistica, Adriana Polveroni, alla quale abbiamo chiesto di raccontarci di sè, per conoscerla meglio.

di Erika Prandi

Non è da molto che si è insediata nella prestigiosa ArtVerona, una delle più importanti fiere d’arte contemporanea d’Italia insieme ad Artissima di Torino, MiArt di Milano e ArteFiera di Bologna. Ma Adriana Polveroni non è nuova a questa realtà. Risale, infatti, al 2014 la collaborazione con la città scaligera tramite ArtVeronaTalk, il programma di conversazioni da lei curato che si è incentrato sulla figura del collezionista e delle migliori pratiche aziendali. Nel marzo di quest’anno arriva la nomina a direttrice artistica che la vedrà sul banco di prova ad ottobre con la 13esima edizione della fiera veronese. Nella sua lunga carriera è stata anche direttrice di Exibart, oltre che saggista. Insegna Museologia del Contemporaneo all’Accademia di Brera e Metodologie e Pratiche della Comunicazione all’Accademia di Belle Arti di Roma.

 

Giornalista, saggista e docente. Ma com’è nel privato Adriana Polveroni?

Qualcuno mi chiama “la ragazza con la valigia”, perché sono sempre in giro, preferibilmente su un treno. Non da ora – anche se con l’incarico veronese penso di incrementare ulteriormente gli introiti di Trenitalia e di Italo – ma da molti anni. Soprattutto per vedere mostre e fiere in Italia e nel mondo. Pratica che penso mi abbia arricchito molto e che mi mantiene, almeno parzialmente, “ragazza”.

 

Quali sono le sue passioni oltre l’arte?

Amo viaggiare, al di là dell’arte. Penso, anzi, che sia la cosa che so fare meglio, purtroppo non trasformabile in un lavoro. Poi amo leggere, anche se mi è sempre più difficile trovare un libro appassionante, e andare al cinema. Ma la mia ancora di salvataggio è camminare, preferibilmente nella natura, cosa che accade di rado. Poi c’è mio figlio, il grande dono della mia vita, che purtroppo vedo poco perché vive all’estero.

 

Il tema della 13esima edizione di ArtVerona e la prima della sua direzione artistica, è il viaggio. Cosa rappresenta per lei viaggiare?

Sciacquarsi il cervello, come dico spesso. Ripulirsi dalle scorie, avere nuovi occhi per osservare il mondo e cercare di capirlo.

 

Lei insegna all’Accademia di Milano e di Roma e precedentemente è stata direttrice di Exibart. Che rapporto ha con i giovani? Che consigli dà a chi vuole fare l’artista?

Mi piace molto insegnare perché mi sembra di dare qualcosa di importante ai ragazzi e in genere sono ben voluta da loro. Ho amato moltissimo anche i tanti bravi, bravissimi giovani che mi hanno cercata per collaborare con Exibart quando lo dirigevo e sono stata fiera e contenta di lasciare un giornale risanato, soprattutto dal punto di vista della credibilità, a un giovane, Matteo Bergamini, che è cresciuto con me. Consigli ai giovani artisti? Cercare di maturare un pensiero originale, consiglio che do anche ai miei studenti, e non mollare perché è un mondo molto duro, quello dell’arte. Ma esiste anche una soglia critica, oltre la quale è autolesionista insistere. Il pensiero originale e consapevole serve anche a capire questo.

 

Secondo lei, qual è il futuro dell’arte contemporanea? Verso quale  direzione si sta muovendo?

Domandona a cui non so rispondere, non tanto perché non possiedo la palla di vetro, ma perché penso che l’arte, come la vita, sia molto più avanzata di noi e, per fortuna, è suo costume sorprendere noi comuni mortali. Quindi, attendiamo fiduciosi, anche in epoca di finanziarizzazione dell’arte.

 

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