La Maternità delle idee

L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni

Il tema della maternità, in un momento nodale nell’arte italiana fra Otto e Novecento, è al centro della mostra “L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni”, proposta dai Musei Civici di Verona negli spazi della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, dal 7 dicembre al 10 marzo 2019. La mostra, curata da Francesca Rossi e Aurora Scotti, è “figlia” della collaborazione tra i Musei veronesi e i Musei Civici di Milano, il Mart di Rovereto e il Banco BPM.

Cominciare a declinare il tema dell’Amore a Verona è già un enorme passo avanti. Non più e solo Giulietta e Romeo, ma tutte quelle sfaccettature di un sentimento difficile da “amministrare” quanto necessario e vitale come l’amore. Se poi è l’arte a farsi mezzo, specchio, per disvelare in ognuno di noi come questo sentimento ci stia dentro e come lo disegnano fuori è certamente occasione da non perdere. Ci sono però delle modalità d’uso che è necessario anticipare al visitatore.

L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni

Per comprendere il concetto di maternità, come molti altri nella contemporaneità, ovvero quale ruolo della donna e della famiglia, si devono seguire nuovi paradigmi non ancora codificati, un concetto che porta ad una sorta di spaesamento identitario: se la donna del periodo pre-industriale, poi per tutto l’Ottocento e i primi del Novecento, quella per intenderci degli artisti in mostra, ha la maternità come destino e non come scelta è spesso raffigurata come “Madonna con Bambino”. Cambiano le tecniche, i colori si dividono invece di impastarsi, cosa che già di per sé sembrerebbe una contraddizione in termini, ma resta un ruolo chiaro, definito, la maternità come dono necessario.

La società fluida dei nostri tempi, il suo essere per definizione “sistema vivente”, ha posto invece la donna di fronte a bivi, a volte equivoci, altre a finzioni, ma resta un cambiamento con il quale fare i conti quello di una maternità che ha bisogno di nuove parole per essere chiamata, definita. Così, il percorso in mostra ha una controindicazione forte per chi non è madre o padre nel senso stretto, ovvero non ha filiato, e per ognuno diventa un’esperienza di riflessione e di introspezione che va al di là dei termini estetici ed artistici in un periodo storico, l’Ottocento e il Divisionismo, dove già le righe si sono rotte e preludono a nuovi significati, a volte con nostalgia per il passato, così chiaro, netto. La maternità non è questione di genere, ma di persona, di sensibilità, di obiettivi, di modi di essere.

Se prima non si poteva scegliere di non avere figli, oggi spesso accade di non poterne avere, per i motivi più vari e diversi, e questo è un nuovo paradigma che le donne, gli uomini e la società devono affrontare. Non sempre è una scelta consapevole, a volte una presunzione. Non avere figli resta ancora una discriminante, un retaggio, che non prevede comprensione. Così, per superare il vuoto, per gettare il cuore oltre l’ostacolo, la Maternità diventa nell’assenza Creatività, là dove le idee sono figli di cui avere cura, difendere, vedere crescere e realizzare, così come la mostra in questione nell’essere Arte ci indica.

Righe, dunque come parole, che si sono rotte e preludono a nuovi significati, quelli di un Futurismo che è l’oggi: “il fulcro della nuova esposizione è costituito dalla Maternità di Gaetano Previati, un capolavoro di grande formato e fortemente evocativo legato al tema “dell’amore materno” e proveniente dalle collezioni di Banco BPM. Il dipinto esposto alla prima Triennale di Brera del 1891 suscitò un vivace dibattito oltre che sulla tecnica divisionista, anche sui possibili esiti simbolici della rappresentazione”, recita la presentazione della mostra, esiti simbolici che per associazione logica tutta personale fanno venire in mente il primo logo della Apple.
Prima della mela morsicata, elemento ormai iconico riconosciuto da tutti, c’era un logo sofisticato disegnato a mano con la china, che in pochissimi ricordano, la prima immagine del marchio fu ideata da Ronald Wayne, uno dei soci fondatori assieme a Steve Jobs e Steve Wozniak.

L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni

Il disegno rappresenta Isaac Newton intento a leggere sotto un albero da cui pende, in evidenza, una mela, l’immagine è incorniciata dalla scritta “Apple Computer Co.” come ghirlanda antica, e lungo la cornice del logo, una frase a motto, un brand, “Newton: una mente che solca i difficili mari del pensiero…in solitudine”.
Ecco, un senso di solitudine che è condizione necessaria per riflettere: l’amore materno, che non è solo femminile, è quello che genera, anche idee, opere, azioni, che ne ha cura, esplicitando così un concetto inclusivo della maternità. E si esce dal percorso espositivo con una forza consolatoria che diventa desiderio di creare. Un guardare avanti con fiducia, fede, seppur rimanga in fondo al cuore un morso, un dolore costante per chi ha di quella maternità assenza, un’emozione ed uno struggimento immenso per la bellezza delle opere in mostra e per il loro ricordare di essere figli, anche di madri non sempre materne, figlie a loro volta inconsapevoli alle quali nessuno mai ha spiegato l’arte di vivere.

Inconsapevoli, come l’amore, come la Madre con figlio di Previati, seduta sotto quella mela, pronta a cadere.

L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni