Il veronese che fondò la moderna storia dell’arte

Quest’anno ricorrono i duecento anni della nascita di Giovanni Battista Cavalcaselle, storico e critico d’arte considerato il fondatore della moderna disciplina, a cui Verona ha dedicato uno dei suoi più importanti musei: il Museo degli Affreschi alla Tomba di Giulietta. Per ricordarlo, la Direzione Musei Civici propone diversi appuntamenti. Ne abbiamo parlato con la direttrice Francesca Rossi.

Il ricco programma di iniziative ha preso il via il 7 marzo con le visite al cantiere di restauro della pittura murale di Bernardino India e proseguiranno ogni giovedì fino al 2 maggio. Queste – e le due giornate di studi che si sono svolte il 5 e 6 aprile rispettivamente a Legnago e a Verona – rappresentano i momenti più significativi. Il programma è stato organizzato dalla Direzione Musei Civici in collaborazione con l’Università di Verona e il Comune di Legnago. A questi si aggiunge il club Inner Wheel (la cui presidente è Paola Raffaelli Riva) che, con un’erogazione liberale, ha sostenuto il progetto di valorizzazione dei musei e il riordino conservativo del dipinto di India.

La pittura murale di Bernardino India

Dottoressa Rossi, chi era Cavalcaselle?

Deve essere stato un personaggio molto dinamico perché, a metà Ottocento, ha viaggiato in tutta Europa e questo gli ha permesso di avere una visione molto ampia. È stato un pioniere della storia dell’arte perché il suo metodo di lavoro era basato sulla scoperta dei luoghi e sulla costruzione di un repertorio di indagine critica attraverso il disegno. Aveva una consapevolezza grandissima del valore artistico. Cavalcaselle si inserisce in un momento storico in cui in Italia c’è un grande dibattito sulle pitture murali, sulla necessità dello stacco per ragioni conservative e su come intervenire. Lui aveva un metodo rigorosamente storico che puntava alla conservazione dell’originale. È stato un punto di riferimento per tutta la storia dell’arte del Novecento: da Longhi a Berenson.

Perché è importante per Verona?

È importante per gli aspetti legati alla tutela delle opere d’arte. Cavalcaselle è intervenuto nei dibattiti sul metodo di restauro da adottare per le opere staccate ma è da ricordare anche per le significative tematiche attributive. Una su tutte quella del dipinto “La Madonna della Quaglia” che ha attribuito a Pisanello. Egli ha ridiscusso le antiche attribuzioni per riaprire un nuovo dibattito. Ha avuto a che fare anche con il museo civico che si trovava ad intraprendere il restauro del “Battesimo di Cristo” di Francesco Morone che è stato staccato dalla chiesa di San Nazaro. Il Cavalcaselle si è opposto alla ridipintura delle lacune. Con lui nasce la professione del restauratore che tutela l’opera d’arte e pone le basi del moderno restauro.

Non a caso il Museo degli Affreschi è intitolato a Cavalcaselle…

Il museo, che è luogo di testimonianza delle pitture murali di Verona, è un unicum nel nostro Paese. Era importante identificare un luogo che ricordasse Cavalcaselle perché da lui parte la storia della conservazione della pittura murale. Dall’Ottocento in poi il tema di staccare le pitture è diventato importantissimo e i musei hanno avuto un’importante funzione conservativa. Il museo ci porta dentro alla storia del territorio. E Verona è una delle città che più di altre aveva palazzi dipinti. Le visite al cantiere di restauro e le due giornate di studio sono significative da questo punto di vista. Sono le due anime che riassumono la figura di Cavalcaselle: una è quella di storico dell’arte e l’altra quella di teorico del restauro.