Alla GAM una mostra dedicata a Guido Trentini e Angelo Zamboni

Redazione

| 10/06/2025
Visitabile fino al 26 gennaio 2026, la mostra "Lo studio sul colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni" è dedicata ai due artisti protagonisti della prima metà del Novecento veronese.

In occasione della donazione al Comune di Verona, per la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, di cinque opere di Guido Trentini da parte di Alessandro Profumo, Palazzo della Ragione ospita la mostra Lo studio sul colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni, visitabile fino al 25 gennaio 2026.

La mostra, a cura di Isabella Brezigar e Patrizia Nuzzo, è dedicata a due artisti protagonisti di una fertile stagione di rinnovamento artistico e letterario della città di Verona: Guido Trentini (1889-1975) e Angelo Zamboni (1895-1939).

«Accogliere un’opera in una collezione pubblica significa offrirla a uno sguardo collettivo, renderla parte di un patrimonio condiviso, capace di parlare a persone diverse – sottolinea l’assessora alla Cultura Marta Ugolini –. Un quadro in una casa privata custodisce memorie intime e familiari; in un museo, quello stesso quadro si apre a nuovi racconti, entra in dialogo con altri capolavori, ispira domande e riflessioni. È un passaggio di soglia, che arricchisce non solo il museo, ma l’intera comunità. Siamo pertanto grati ad Alessandro Profumo per la donazione delle opere di Guido Trentini ma anche alla Direzione Musei civici e alla curatrice della GAM per averla saputa trasformare in un’occasione di valorizzazione».

Guido Trentini e Angelo Zamboni Galleria d'Arte Moderna GAM Verona

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«Una rassegna che nasce, si nutre e si realizza su quelle che sono le suggestioni, le relazioni, gli incontri che si verificano nei primi due decenni del secolo, nel Novecento, quando la nostra città vive un particolare fermento artistico per cui poeti, letterati, filosofi si incontrano e discutono in uno studio, ‘Lo studio sul Colle’ appunto, che ci ha ispirato il titolo della mostra – spiega Patrizia Nuzzo, Curatrice Responsabile delle Collezioni d’Arte Moderna e Contemporanea –. L’esposizione racconta con garbo e grande puntualità questo straordinario tessuto di relazioni, mettendo ogni dipinto in dialogo con le diverse opere in mostra, generando una suggestiva immersione artistica».

«Un progetto corale che ci ha visti impegnati per diversi anni – evidenzia Isabella Brezigar, curatore – Ufficio coordinamento mostre-Referente Archivio GAM – e si basa su una collaborazione con collezionisti, enti e archivi ed eredi degli artisti, che sono stati molto generosi e hanno partecipato alla ricerca e al reperimento non solo dei dipinti ma anche dei materiali. La mostra è un’occasione unica per vedere raccolte le cinque piante rosse di Trentini, presentate al pubblico per la prima volta insieme».

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La mostra

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la cultura figurativa veronese è alimentata da influenze eterogenee: da un lato Venezia, finestra sull’arte europea più avanzata per il tramite delle esposizioni della Biennale e delle rassegne di Ca’ Pesaro; dall’altro il rapporto diretto con i centri culturali della Mitteleuropa, in particolare Vienna e Monaco di Baviera, destinazioni privilegiate dagli artisti veronesi per la propria formazione.

In questo clima di scambi e ricerche, la scena artistica scaligera si rivela ricettiva rispetto a una pluralità di suggestioni: dalle influenze di Gustav Klimt e del Simbolismo all’energia cromatica dei Fauves, dalle sintesi formali della scuola di Pont-Aven alla spiritualità del colore e delle forme di Paul Gauguin.

Una figura chiave come quella di Felice Casorati, stabilitasi a Verona nel 1911, favorisce la diffusione e il consolidarsi di questi stimoli artistici in città. La sua presenza riveste un determinante ruolo di collegamento tra gli artisti locali e il critico Nino Barbantini, direttore della Galleria internazionale d’arte moderna e delle esposizioni della Fondazione Bevilacqua La Masa di Ca’ Pesaro a Venezia. Attraverso Casorati, il gruppo veronese entra in contatto con i più attivi cenacoli artistici di Napoli, Roma e Torino, varcando i confini dell’ambiente provinciale.

Guido Trentini e Angelo Zamboni fanno parte della cerchia di giovani artisti veronesi che segnano una rottura con la precedente tradizione antiaccademica.

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Le poetiche dei due artisti si incontrano durante il periodo di condivisione dei rispettivi studi in un piccolo edificio sul Colle San Pietro, da qui l’ispirazione del titolo dell’esposizione. La «magra casetta gialla», così descritta dal poeta e letterato veronese Lionello Fiumi in Li ho veduti così (1952) – raccolta di ritratti dedicati ai protagonisti della vita culturale veronese del primo Novecento – si trova su un’altura circondata dai resti dell’antico Teatro romano, luogo suggestivo dal fascino di una «provinciale Montmartre».

La mostra Lo studio sul Colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni – resa possibile grazie alla preziosa collaborazione di collezionisti privati, istituzioni ed enti – raccoglie una selezione di opere dei due autori, accomunati dall’interesse per le suggestioni dei linguaggi secessionisti e post-impressionisti europei. Tali influenze si riflettono nelle rispettive ricerche, maturate negli anni trascorsi a stretto contatto sul Colle San Pietro, per poi evolversi distintamente nelle successive composizioni degli anni Trenta, emblematiche dell’adesione, più o meno esplicita, alla coeva stagione di “Ritorno all’ordine” che segna in quegli anni il dibattito culturale e artistico in ambito italiano e internazionale.

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