«Alcide De Gasperi, l’uomo che unì»: al Don Mazza una mattinata di storia civile
di Redazione
Il Teatro dell’Istituto Don Mazza di Verona ha ospitato sabato 25 ottobre il convegno “Alcide De Gasperi – L’Uomo, il Politico, lo Statista”, promosso dall’Associazione Amici di Vittorino Colombo insieme al Collegio e ai Licei Don Mazza. Dopo i saluti del preside Fabio Dal Corobbo e del presidente Giancarlo Paiola, il dibattito è stato moderato dal nostro direttore Matteo Scolari, con gli interventi di Marco Odorizzi (direttore della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi), dell’ex ministra Maria Pia Garavaglia e del manager veronese Riccardo Tessari. In sala anche Mimmo Colombo ed Elio Pernigo, anime dell’associazione.

Le “tre vite” di De Gasperi
Odorizzi ha ricostruito la biografia in tre atti: la formazione trentina sotto gli Asburgo, l’antifascismo e gli anni difficili, quindi la guida dell’Italia repubblicana e il cantiere dell’Europa. «C’è più merito nell’unire che nel dividere», la sintesi del suo lascito; De Gasperi non fu mai nazionalista in senso esclusivo e parlò di “coscienza nazionale positiva”: identità che spinge ad aprirsi e a servire la comunità, non a chiudersi contro gli altri. Odorizzi ha ricordato anche il Museo Casa De Gasperi a Pieve Tesino e il commosso viaggio funebre del feretro verso Roma, con la gente inginocchiata a ogni stazione.

Garavaglia: «Vale la pena fare politica»
Garavaglia ha insistito sul servizio come misura della politica: De Gasperi non usò mai lo Stato per interessi privati; perfino la figlia Maria Romana, segretaria, non percepiva stipendio pubblico, per non gravare due volte sui contribuenti. Ha ricordato che la Festa della Liberazione fu istituita da De Gasperi nel 1946 e che il 25 aprile celebra l’unione degli italiani, non una parte contro l’altra. Ai ragazzi l’invito a essere operatori di pace: «La pace si costruisce parlandosi e facendo».
Sul terreno della riconciliazione, Garavaglia e Odorizzi hanno collegato l’amnistia del dopoguerra alla scelta di chiudere la stagione della persecuzione per ripartire democraticamente: «Non si poteva costruire un’Italia antifascista comportandosi come i fascisti», il ragionamento storico richiamato da Odorizzi; «fu un atto di lungimiranza», ha aggiunto Garavaglia.

Tessari: «Per me De Gasperi è un eroe»
Tessari ha raccontato la scoperta dello statista a 12 anni, grazie a una collana di Famiglia Cristiana: «Tra Napoleone e Churchill, scoprii De Gasperi: il solo che aveva fatto cose davvero buone». Da allora la passione, fino al gesto familiare: il figlio si chiama Tommaso Alcide. Nel profilo tracciato da Tessari emergono due tratti: consapevolezza del bene e coerenza lungo tutta la vita; poi la paternità tenera nelle lettere alla moglie e alle figlie e la paternità civile verso la nazione. Da qui alcune scelte: il richiamo alla responsabilità repubblicana nel referendum istituzionale, la difesa della governabilità con la cosiddetta “legge truffa” del 1953 (premio di maggioranza a una coalizione antifascista), persa “per un soffio” e pagata con le dimissioni.

Europa e attualità
Nel dialogo con Scolari, Odorizzi ha sottolineato l’attualità del cantiere europeo: l’idea di una Comunità Europea di Difesa, al tempo sfuggita, come leva per decidere insieme sulle cose davvero importanti, non solo sommare interessi nazionali. Identità come progetto comune più che come fortezza: un invito a guardare “a ciò che si può fare”, non a ciò che si può negare.

Verona, Gonella e un segno in città
Essendo a Verona, è stato ricordato il rapporto fraterno tra De Gasperi e Guido Gonella, veronese, più volte ministro e primo presidente dell’Ordine dei Giornalisti, testimonianza di un ponte tra valori cristiani, impegno civile e libertà di stampa. In chiusura, l’annuncio da parte di Mimmo Colombo: il 13 novembre Comune di Verona intitolerà un nuovo giardino al padre Vittorino Colombo in Borgo Milano.

Una storia che ricomincia ogni volta
Il convegno si è chiuso tornando al senso pedagogico della testimonianza: «Non raccontiamo una storia finita con De Gasperi», ha detto Odorizzi, «ma una storia che nasce ogni volta che viene raccontata». È il messaggio che ha attraversato la mattinata: unità, bene comune, Europa come patria di patrie, responsabilità personale. Una lezione rivolta soprattutto ai giovani, chiamati a «mettere carattere» nelle cose di ogni giorno e a considerare la politica come servizio.
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