Al Museo di Castelvecchio una nuova luce nella Sala del Mantegna
Redazione
La Sala del Mantegna, all’interno del Museo di Castelvecchio, è uno degli spazi più emblematici del dialogo tra architettura e opera d’arte. Qui l’intervento di Carlo Scarpa ha definito un equilibrio raffinato tra materia, luce e percorso espositivo, rendendo l’esperienza del visitatore parte integrante del progetto architettonico.
La luce, nei musei, è uno strumento narrativo: incide sul modo in cui guardiamo, comprendiamo e sentiamo le opere. Orienta lo sguardo, accompagna il percorso dei visitatori, rende leggibili i dettagli e contribuisce a costruire un’atmosfera capace di emozionare, nel pieno rispetto delle esigenze di tutela e accessibilità.
«Inaugurare il nuovo sistema illuminotecnico nella Sala del Mantegna, proprio nell’anno del Centenario del Museo di Castelvecchio, significa onorare il passato guardando al futuro con responsabilità – sottolinea l’assessora alla Cultura Marta Ugolini –. Spesso dimentichiamo che la cosiddetta ‘fatica museale’ del visitatore non nasce solo dal cammino tra le sale, ma da una luce che non sa accompagnare lo sguardo, che abbaglia o che appiattisce le forme».
«La luce nei musei dovrebbe essere uno strumento narrativo: dovrebbe orientare, emozionare e rendere leggibile il dettaglio senza mai affaticare. In questo contesto, il ruolo del light designer contemporaneo evolve: non è più solo un tecnico, ma un mediatore culturale capace di far dialogare le diverse anime di uno spazio. Qui a Castelvecchio, la sfida era altissima: agire con rispetto sull’eredità di Carlo Scarpa, ricercando un equilibrio tra architettura, tutela e sostenibilità, dove l’innovazione tecnologica si mette al servizio della bellezza pura. Desidero esprimere la più profonda gratitudine a chi ha reso possibile questo intervento d’eccellenza, coniugando competenza tecnica e sensibilità artistica: all’architetto Cristina Lonardi e ad Andrea Campalto per il prezioso coordinamento generale; al lighting designer Alberto Pasetti Bombardella per aver restituito alla Sala del Mantegna una luce rispettosa dell’allestimento scarpiano; e alle dirigenti Barbara Lavanda, che ha ideato e avviato il progetto, e Antonella Ronzan, che ne sta guidando con dedizione la complessa attuazione».
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Il nuovo intervento sull’illuminazione nasce con l’obiettivo di rafforzare e aggiornare questo dialogo, intervenendo con rispetto sull’impianto scarpiano e rinnovandolo in coerenza con la sua attenzione per la luce naturale, elemento fondante della percezione dello spazio. Il progetto di allestimento, coordinato dall’architetto Cristina Lonardi dei Musei Civici di Verona, è stato curato dall’architetto Alberto Pasetti Bombardella, lighting designer con consolidata esperienza nel settore dei Beni Culturali. La sua specifica professionalità e competenza, maturata attraverso numerosi interventi in ambito museale e su architetture di rilevante valore storico-artistico, ha consentito di conferire al progetto un respiro più ampio, capace di integrare aspetti conservativi, percettivi e narrativi dell’illuminazione.
Il nuovo sistema, infatti, consente di governare in modo equilibrato le diverse componenti luminose — quella naturale, quella architettonica e quella dedicata alle singole opere — preservando una chiara gerarchia visiva. Questo approccio migliora la fruizione, tutela i materiali esposti e introduce soluzioni attente alla sostenibilità.
L’adozione di tecnologie a basso consumo, insieme a dispositivi intelligenti in grado di attivare l’illuminazione solo in presenza dei visitatori, permette una gestione più efficiente delle risorse, riducendo sprechi, costi di manutenzione e impatto ambientale. È un esempio concreto di come innovazione e patrimonio possano procedere nella stessa direzione.
Particolarmente significativa è stata la scelta di conservare e reinterpretare elementi storici dell’allestimento: le strutture esistenti sono state ripensate dall’interno, mantenendo il loro ruolo formale e architettonico, ma dotandole di nuove soluzioni luminose più morbide, controllate e rispettose dello spazio e delle opere.
Anche l’ottimizzazione delle risorse economiche ha rappresentato un principio guida del progetto, grazie al riutilizzo di apparecchi già acquisiti in precedenza, secondo una logica di continuità e responsabilità gestionale.
La Sala del Mantegna assume oggi un valore che va oltre i suoi confini: diventa un laboratorio e un modello di riferimento per l’estensione di soluzioni analoghe agli altri ambienti espositivi delle Regge di Castelvecchio, adattabile alle diverse caratteristiche degli spazi e capace di mantenere un equilibrio costante tra architettura storica, allestimento scarpiano e identità delle opere.
L’intervento complessivo di riqualificazione illuminotecnica delle intere Regge di Castelvecchio prevede un investimento stimato di circa 400 mila euro, configurandosi come un progetto strategico di medio periodo per l’aggiornamento sostenibile e coerente dell’intero complesso museale.
Scheda tecnica dell’intervento
Il progetto di riqualificazione della Sala del Mantegna è stato predisposto integrando i diversi contributi di illuminazione costituiti da illuminazione naturale, luce d’accento sulle opere, componente plafoniera diffusa, sagomatore.
Questo delicato intervento ha consentito di mantenere la gerarchia visiva tra luce naturale, luce architetturale e luce d’accento, in continuità con la sensibilità luministica di Scarpa, nella più scrupolosa forma di emulazione della luce diurna.
La conservazione delle plafoniere ne ha preservato il ruolo architettonico e la presenza formale all’interno dello spazio museale, mentre la sostituzione dell’apparato luminoso (motore luce) con moduli LED planari, in grado di emulare la funzione wall washer (integrati con pellicole sagomate in materiale diffondente) e, allo stesso tempo, di modificare la direzionalità del flusso luminoso, orientarlo verso le pareti e limitarne la distribuzione verso il pavimento, ha raggiunto il fine di ottenere un’emissione meno abbagliante e più controllata.
La funzione wall washer, unita ai flussi di luce d’accento dei proiettori, crea un bilanciamento tra l’architettura storica, l’allestimento di Carlo Scarpa e le specificità artistiche e stilistiche delle opere.
Il sistema di binari elettrificati con proiettori per luce d’accento orientabili è finalizzato ad ampliare la flessibilità espositiva e a garantire una resa luminosa ottimale in funzione delle specifiche esigenze curatoriali.
L’utilizzo di un sensore di luminosità con la funzionalità di lettura del movimento dei visitatori consente l’attivazione (e relativa disattivazione) dei proiettori in funzione delle reali presenze all’interno del museo.
L’intero intervento si pone in equilibrio tra aggiornamento tecnologico e continuità formale, salvaguardando l’integrità dell’impianto architettonico allestitivo degli anni Settanta e successive integrazioni.
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