A Verona il reportage “Buone vibrazioni”: uno spaccato sul rapporto tra rap e violenza di genere

Biancarosa Onlus ha presentato a Verona il video-reportage “Buone Vibrazioni”, che esplora il rapporto tra rap e violenza di genere, evidenziando il ruolo della libertà artistica e la responsabilità sociale nell'industria musicale.

Nell’ambito delle iniziative promosse dal Comune di Verona per il 25 novembre, mese dedicato alla lotta alla violenza di genere, Biancarosa Onlus ha presentato alla cittadinanza e alla stampa, in un incontro pubblico a Liston 12 –  Il video-reportage, intitolato “Buone Vibrazioni,  rapporti di genere e libertà d’espressione al tempo del rap, dedicato al genere musicale più seguito dai giovani, spesso sotto accusa per testi violenti  e irrispettosi nei confronti della figura femminile.

Alla conferenza stampa hanno partecipato i protagonisti del reportage: la cantautrice veronese Veronica Marchi, gli artisti rap sempre veronesi Numb e Adriana, il collettivo musicale Illusion Records, ma anche il produttore musicale milanese Roberto Salsotto,  e il conduttore radiofonico Fernando Proce. Ne è nato un dibattito , attorno ai contenuti del reportage, ricco di testimonianze, ma anche di dati poco conosciuti.

Adriana
Adriana

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Secondo i dati Nielsen Music/MRC Data, il rap rappresenta oggi il 37% del consumo musicale tra i giovani di età 16-24 anni, confermandosi come il genere dominante della nuova generazione.

Ci si domanda se possa una moda musicale accentuare nella sua gravità un tema critico come quello della violenza di genere? Quanto è fondata questa preoccupazione? E soprattutto, come si bilancia la libertà artistica con la responsabilità sociale?

In Italia  sono finti sotto accusa testi di artisti come Junior Kally, Shiva, Paki, Sayanbull e Pa Pa, nomi molto seguiti dal pubblico più giovane, nei quali  la donna viene descritta come oggetto sessuale e di atteggiamenti esplicitamente violenti. Ma la polemica è globale.

Numb
Numb

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Tuttavia, L’UNESCO, nel suo rapporto “Re|Shaping Cultural Policies” (2022), ha ribadito come la libertà artistica sia un diritto fondamentale, anche quando l’arte provoca e disturba.

Del resto, uno studio del Journal of Youth Studies rivela che il 65% dei giovani tra i 15 e i 25 anni considera “normale” il linguaggio utilizzato nel rap. Un dato che evidenzia un profondo divario generazionale nella percezione di questi contenuti.

Veronica Marchi, nella sua testimonianza all’interno del reportage, evidenzia come la crudezza di certi testi , invece che suscitare polemica, debba accendere l’interesse per il disagio che evidentemente li origina. Un disagio sociale, che altrimenti rimarrebbe nascosto.

Veronica Marchi
Veronica Marchi

I rappers Adriana e Numb e il Collettivo Illusion Records, mettono in luce come la libertà di espressione non possa essere messa in dubbio, spiegando che i linguaggi appartengono ad una generazione problematica che assorbe e fa propri i contrasti sociali che avverte intorno a sé. Il problema è dunque più sociale che artistico.

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I due prestigiosi “osservatori esterni” – il produttore Roberto Salsotto e il conduttore radiofonico Frenando Proce – nel  reportage puntano il dito sulle responsabilità dell’industria della musica, che troppo spesso strumentalizza certi linguaggi, trasformandoli in moda e  rendendo così virali proprio le espressioni più socialmente pericolose, al di fuori del contesto.

«In questo video reportage – ha illustrato la presidente di Biancarosa Onlus, Marianna Montanini –  riportiamo anche i risultati di studi internazionali quasi sconosciuti in Italia, come quello dell’Università di Manchester, effettuato su un campione statistico di 5.000 adolescenti  che ha dimostrato l’assenza di una correlazione diretta tra l’ascolto di rap con testi controversi e comportamenti antisociali. Anzi, l’89% degli ascoltatori abituali dimostrerebbe una spiccata capacità critica nell’interpretazione dei testi. Dicono che i giovani non andrebbero censurati, ma aiutati a comprendere i loro stessi linguaggi. Ad esempio, ancora uno studio che riportiamo, del Media Education Lab – una comunità europea online che promuove educazione all’alfabetizzazione digitale e mediatica – riporta un aumento del 45% nella capacità di analisi critica dei contenuti musicali, tra i giovani che partecipano a programmi di educazione all’ascolto».

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