Denunciati 21 ultras dell’Hellas: aggredirono famiglie di tifosi napoletani
di Alessandro Bonfante
Un’aggressione pianificata, seppure non nei minimi particolari. A metterla in atto un gruppo di una trentina di ultras dell’Hellas. È quanto risulta dalle indagini della Polizia di Stato in seguito all’episodio dello scorso 23 maggio in zona fiera a Verona ai danni di un gruppo di tifosi napoletani.
Era il giorno in cui si decideva lo scudetto, e il gruppo riconducibile al tifo organizzato dell’Hellas Army – secondo una logica distorta – aveva previsto di dover “difendere il territorio” da eventuali festeggiamenti troppo esuberanti dei tifosi partenopei.
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Già durante la partita che avrebbe assegnato lo scudetto al Napoli, il gruppo di tifosi Hellas si era dato appuntamento sotto la curva sud del Bentegodi per monitorare la situazione. Un’auto dalle 21.30 ha iniziato dei giri perlustrativi e alle 23.20 c’è stato il primo screzio verbale con intimazione a spostarsi ad alcuni tifosi napoletani all’altezza della rotonda di viale del Lavoro.
Poi alle 23.40 il blitz, durato una quarantina di secondi ma molto violento. Una decina di auto partite dallo stadio riversano il gruppo di tifosi, che con volto coperto e in mano bastoni e cinghie hanno aggredito il gruppo di una quarantina di tifosi napoletani compresi minori e famiglie, che si erano ritrovati in una pizzeria della Zai. Il bilancio è di cinque persone ferite con prognosi da 4 a 21 giorni e un’auto danneggiata. Tra le vittime anche donne e minori. Un uomo – 50enne di origini partenopee ma da anni residente nel capoluogo scaligero – ha addirittura riportato la frattura di una costola per i colpi ricevuti.
Dalle dichiarazioni acquisite dalle vittime, durante l’aggressione, gli ultras scaligeri hanno a più riprese dichiarato: «Andatevene a casa, qui non c’è spazio per i vostri festeggiamenti… Via le bandiere.. Voi napoletani non potete festeggiare».
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Le indagini
Le indagini preliminari sono partite da una targa riferita da un testimone e confermata dalle telecamere. Dopo una decina di giorni è stata perquisita l’abitazione di un noto ultras dell’Hellas ed è emerso che lo stesso fosse uno dei responsabili dell’azione.
Attraverso l’analisi dei messaggi sul cellulare sequestrato e dalla visione delle immagini del sistema di videosorveglianza cittadino è stato possibile ricostruire la dinamica dei fatti e l’individuazione di 21 ultras del gruppo Hellas Army ritenuti responsabili dell’aggressione. Sono uomini fra i 19 e 49 anni, quasi tutti con precedenti per reati da stadio e sette con Daspo in corso.
Tutti sono stati denunciati a vario titolo per lesioni aggravate, furto aggravato, violenza privata aggravata, danneggiamento, possesso e utilizzo di oggetti contundenti o comunque atti ad offendere in occasione di manifestazioni sportive e travisamento in luogo pubblico.
Tutti i denunciati sono oggetto di Daspo emesso dal Questore di Verona per interdire loro l’accesso ai luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive.
Si precisa che le responsabilità penali saranno accertate solo all’esito del giudizio con sentenza penale irrevocabile.

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