Il procuratore Tito: «Perquisizione, non sgombero. È omicidio premeditato»
Redazione
Sono ancora al vaglio degli investigatori le ipotesi che hanno determinato l’esplosione nel casolare a Castel d’Azzano di questa notte. Tra queste, anche una molotov che sarebbe stata lanciata dalla donna che dimorava nella struttura. A renderlo noto è stato il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito.
«La vicenda è molto complessa, caratterizzata da minacce, come quella di “farsi esplodere”, che hanno impedito a lungo la vendita dell’immobile. Abbiamo quindi ordinato la perquisizione per verificare la presenza effettiva di materiale esplosivo in casa. C’erano delle molotov sul tetto, che potrebbero aver innescato delle bombole a gas».
«Le bombole erano in tutta la casa – ha infatti affermato – le bodycam forniranno maggiori dettagli». Gli ambienti erano «sicuramente saturi, l’esplosione è avvenuta al primo piano, non al piano terra». Tito ha aggiunto: «Quando i carabinieri hanno aperto hanno sentito un fischio – ha affermato – probabilmente determinato dalle bombole che venivano aperte».
Il procuratore poi precisa: «Io non ho delegato lo sfratto ma la perquisizione. Sicuramente è un omicidio premeditato, stiamo valutando la strage. Questa storia andava avanti da anni: dopo svariate minacce, siamo quindi passati alla perquisizione. Il terzo soggetto è stato individuato e arrestato nella mattinata in un campo di mais limitrofo al casolare».
Tito conclude con una nota amara: «Mi ha turbato vedere i carabinieri in divisa coperti da un lenzuolo. Mi vengono le lacrime agli occhi solo a ripensarci».
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