Montorio, la strage in carcere: un altro detenuto si toglie la vita
di Alessandro Bonfante
Un’altra persona si è tolta la vita nella casa circondariale di Verona, poche ore dopo il 69enne di cui avevamo dato notizia ieri.
Secondo quanto riporta in una nota il Procuratore della Repubblica di Verona Raffaele Tito, si tratta di V.M., cittadino italiano, nato a Bussolengo nel 1967. Il gesto estremo sarebbe avvenuto questa mattina, martedì 18 marzo, fra le 7.30 e le 8.15 circa.
«Si è accertato, anche a seguito di sopralluogo eseguito dal sostituto di turno, che il predetto era da solo in una cella con due soli letti, in quanto il compagno di stanza era da poco uscito dalla stanza per lavorare in istituto» dice la nota del Procuratore. «Non paiono esserci particolari dubbi sulla dinamica dei fatti, purtroppo di agevole ma anche tragica constatazione, né allo stato sono emerse negligenze da parte dell’Istituto di pena».
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L’uomo era stato portato in carcere ieri, 17 marzo, nel primo pomeriggio, in seguito a una misura cautelare emessa il 15 marzo dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Verona.
Il suicidio di V.M. segue di poche ore quello del 69enne senegalese avvenuto domenica pomeriggio, portando a 19 il tragico bilancio da inizio anno nelle carceri italiane.
Gennarino De Fazio, Segretario Generale del sindacato UILPA Polizia Penitenziaria: «16mila reclusi oltre i posti disponibili e più di 18mila agenti mancanti alla Polizia penitenziaria, uniti a deficienze strutturali, logistiche e organizzative, costituiscono un mix esplosivo che lungi dal fare delle prigioni luoghi di recupero e rieducazione le trasformano in strutture di mera espiazione e morte».
La Casa circondariale di Verona è da tempo segnalata per il sovraffollamento: attualmente ospita 592 detenuti, a fronte di una capienza di soli 335 posti, con 318 operatori di Polizia Penitenziaria a gestire la struttura.
Solo poco più di un centinaio dei detenuti è occupato in attività lavorative e poche decine sono impiegati in attività formative o scolastiche, come indicano i dati riportati dallo stesso Ministero della Giustizia.
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Di operatori di Polizia Penitenziaria, segnala De Fazio, ne servirebbero «almeno 420». E aggiunge: «Servono urgentissime misure deflattive della densità detentiva e immediati rinforzi agli organici della Polizia penitenziaria, ma va anche garantita l’assistenza sanitaria e psichiatrica e vanno messe in campo riforme di sistema. Altrimenti, sarà ancora morte e sofferenza».
Sul tema interviene il presidente della Regione Veneto Luca Zaia: «Il mio pensiero si rivolge alle famiglie dei detenuti che hanno vissuto questo dramma e agli agenti di Polizia Penitenziaria, che ogni giorno operano in condizioni difficilissime. Per troppi anni, su questo tema, c’è stato un immobilismo assoluto da parte di chi aveva responsabilità decisionali a livello nazionale. Finalmente, con questo Governo, si sta imprimendo una svolta importante».
La vede diversamente il sindacalista De Fazio, secondo cui «Tutto ciò segna l’evidente fallimento del sistema penitenziario. Basta guardare ai più elementari indicatori numerici, checché ne dicano il Guardasigilli, Carlo Nordio, e il Governo Meloni».
Zaia però concorda su un punto: «La priorità assoluta è l’immissione di nuovo personale negli istituti penitenziari. Senza un rafforzamento dell’organico, non si può garantire sicurezza né ai detenuti né agli operatori. È fondamentale accelerare su questo fronte, e per questo voglio ringraziare il Ministro Nordio per l’impegno con cui sta portando avanti un vero cambio di passo e il Sottosegretario Ostellari per la costante attenzione agli istituti del Veneto. Bene dunque la svolta che si sta dando: ora bisogna proseguire con determinazione».

L’assessora di Verona alla Legalità Stefania Zivelonghi interviene a sua volta: « Due vicende personali individuali molto diverse, ma accomunate dal passaggio attraverso la casa circondariale di Montorio. L’urgenza da parte di tutti, della società civile e delle istituzioni di farsene carico è assoluta».
« Il tema del lavoro – continua Zivelonghi – peraltro è un tema imprescindibile, per dare dignità ai detenuti, per dare possibilità di inserimento e per strade alternative. Anche in via di prevenzione rispetto a ipotesi di recidiva, perché questo si lega al caso di oggi, per esempio: era una persona che aveva già vissuto un’esperienza di detenzione».

Lo scontro politico
Botta e risposta fra il senatore Andrea Martella, segretario regionale del PD in Veneto, e il segretario provinciale della Lega di Verona Paolo Borchia.
Martella dichiara: «Il governo e in particolare il ministro della giustizia non possono rimanere indifferenti, servono quegli interventi urgenti e immediati che chiediamo da due anni. Per questo su quanto è accaduto nella nostra regione ho appena presentato un’interrogazione parlamentare».
«Servono interventi urgenti – scrive il senatore Martella nell’interrogazione – per garantire condizioni di sicurezza ai detenuti e a chi in questa struttura opera. Per questo chiedo al ministro Nordio di intervenire per risolvere l’emergenza sovraffollamento delle carceri venete e per affrontare in maniera complessiva le carenze di organico del personale della polizia penitenziaria e degli operatori socio sanitari, nonché per adeguare gli spazi e garantire il principio della funzione della pena come previsto dalla nostra Costituzione».

Replica a Martella Paolo Borchia, segretario provinciale della Lega di Verona e capo delegazione al Parlamento europeo: «La sinistra che oggi si lamenta è la stessa che negli anni di governo ha chiuso istituti e votato provvedimenti svuotacarceri. Il segretario regionale del Pd Martella farebbe meglio a ricordarlo prima di parlare di sovraffollamento».
Continua Borchia: «La realtà è che, mentre il Pd lasciava il sistema penitenziario allo sbando, la Lega ha riportato il tema tra le priorità del governo, trovando soluzioni: due carceri minorili chiuse dalla sinistra (L’Aquila e Lecce) verranno riaperte e una nuova struttura sarà realizzata a Rovigo. Inoltre, grazie all’impegno del governo, è stato nominato un commissario straordinario per l’edilizia carceraria, con l’obiettivo di recuperare circa 6.000 posti, di cui 50 già ripristinati al Due Palazzi di Padova. Rifletta il Pd che, invece, ha favorito la logica delle porte girevoli, mettendo in libertà detenuti non rieducati, destinati a tornare a delinquere e a riempire di nuovo le carceri. La Lega segue un’altra strada: più sicurezza e strutture adeguate per chi deve scontare la pena. Gli slogan li lasciamo ad altri» conclude Borchia.

Ancora più critico Luca Perini, segretario provinciale di Sinistra Italiana Verona: «Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, non sta spendendo parole per le vite dei detenuti. Questo governo a fronte dell’attuale emergenza carceraria non sta facendo altro che propaganda sulla pelle di molte persone – vedasi l’introduzione di nuovi reati. Bisogna tirare fuori dal carcere chi non ci dovrebbe essere: tra i detenuti a rischio suicidio una buona percentuale è affetta da disturbi psichiatrici. Queste persone andrebbero messe e seguiti in contesti idonei come le comunità terapeutiche».
«Come si può pensare che la pena detentiva, in questo contesto, possa portare alla rieducazione e al reinserimento sociale della persona condannata, così come richiesto dalla nostra Costituzione?», chiede inoltre il coordinatore di Verona Radicale, Marco Vincenzi.
I motivi della carcerazione per V.M.
Il provvedimento restrittivo ai danni di V.M. – spiega il procuratore Tito – era stato richiesto dalla Procura per i reati di danneggiamento, stalking e violazione del divieto di avvicinamento. I fatti contestati si sono verificati il 24 febbraio, il 2 e il 3 marzo, dopo l’ennesima denuncia presentata dalla figlia e dall’ex compagna.
L’uomo era già stato denunciato dalla ex compagna e dalla figlia fin dal 2021 per stalking. Per questi episodi era stato avviato un procedimento penale, che si è concluso il 18 febbraio scorso con una condanna in primo grado a 2 anni e 3 mesi di reclusione.
A causa di questi comportamenti, aveva già subito misure cautelari, prima agli arresti domiciliari e poi in carcere, poiché aveva continuato a violare le restrizioni imposte.
Infatti, erano stati aperti diversi procedimenti penali nei suoi confronti per evasione dagli arresti domiciliari, due dei quali già definitivi. Tra febbraio e maggio 2024, aveva ripetutamente violato le prescrizioni e l’obbligo di restare a casa, motivo per cui il 31 maggio 2024 il giudice aveva aggravato la misura disponendo il carcere. Successivamente, il 22 ottobre 2024 era stato scarcerato, ma con l’obbligo di non avvicinarsi alla ex compagna e ai due figli.
Tuttavia, da gennaio 2025 aveva ripreso a presentarsi dalle donne, mettendo in atto nuovi episodi di stalking, oltre a violazioni di domicilio e danneggiamenti, che avevano spaventato le vittime e fatto temere per la loro sicurezza. Considerando anche che i Carabinieri avevano segnalato che l’uomo non aveva una residenza fissa, la Procura di Verona ha richiesto nuovamente una misura cautelare più severa.
In caso di emergenza, chiama il 118. Se ci sono amici o conoscenti con pensieri suicidi si può chiamare il Telefono amico allo 02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10 alle 24.
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