Festa in Rosso, due anni dopo l’assalto: misure alternative per gli aggressori

Redazione

| 03/07/2025
Due anni dopo l’assalto alla Festa in Rosso, il Tribunale di Verona avvia misure alternative per i cinque aggressori. Rifondazione Comunista: «Fiduciosi nel recupero, ma non abbassiamo la guardia».

A due anni dall’aggressione alla Festa in Rosso di Verona, il Tribunale ha deciso di avviare un percorso di “messa alla prova” per i cinque giovani militanti di estrema destra riconosciuti come responsabili. Si tratta di una misura alternativa alla detenzione, che prevede attività di giustizia riparativa e percorsi rieducativi, con l’obiettivo di favorire il recupero dei soggetti coinvolti. L’efficacia del provvedimento sarà valutata nel giugno 2026.

Il Partito della Rifondazione Comunista di Verona ha accolto con prudente apertura la decisione del Tribunale: «Da parte nostra nessun sentimento di vendetta o di mera repressione, che spesso si rivela fine a sé stessa. Rimane una tipica aggressione fascista e squadrista che va perseguita con la massima severità, ma confidiamo che la strada intrapresa possa rivelarsi più efficace della sola reclusione».

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Il partito ha voluto sottolineare la giovane età degli aggressori e l’importanza di percorsi educativi per contrastare la cultura dell’odio: «Siamo fiduciosi che le misure adottate possano favorire un vero recupero. Tuttavia, non possiamo permetterci di abbassare la guardia: episodi di intolleranza e prevaricazione, spesso riconducibili a settori della destra estrema attivi in città, devono richiamare l’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore la vita democratica del Paese».

L’aggressione avvenne nel luglio 2023, quando un gruppo di giovani, (già noto per essere stati coinvolti nelle aggressioni perpetrate nei confronti di alcuni tifosi del Marocco scesi in strada per festeggiare la vittoria della propria nazionale di calcio), lanciò un petardo all’interno dell’area della festa e colpì i presenti con bastoni, prima di fuggire. L’intervento delle forze dell’ordine permise di identificarli poco dopo. Quell’episodio destò ampia preoccupazione in città, con prese di posizione trasversali contro la violenza politica e la richiesta di sciogliere le sigle di estrema destra coinvolte.

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Negli ultimi mesi la federazione veronese di Rifondazione Comunista ha segnalato anche nuovi atti vandalici, come l’imbrattamento della sede di Borgo Roma: «Con la determinazione che ci contraddistingue, su questioni così importanti per la qualità stessa della nostra democrazia, non siamo disponibili ad alcun passo indietro. Ora e sempre resistenza», conclude la nota del partito.

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