Detenuto 69enne si toglie la vita in carcere a Montorio

di Alessandro Bonfante

| 17/03/2025
In Italia si contano già 18 suicidi in carcere dall’inizio dell’anno. L’uomo avrebbe dovuto scontare una pena fino al 2030.

Un uomo di 69 anni si è tolto la vita nella Casa circondariale di Montorio a Verona, utilizzando un laccio rudimentale. La pena dell’uomo, senegalese, sarebbe terminata nel 2030, come riporta TGR Veneto. Si tratta del diciottesimo suicidio nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno.

La Casa circondariale di Verona è da tempo segnalata per il sovraffollamento: attualmente ospita 592 detenuti, a fronte di una capienza di soli 335 posti, con 318 operatori di Polizia Penitenziaria a gestire la struttura.

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Una situazione grave a livello nazionale. Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, dichiara: «Il carcere, lungi dall’essere strumento di recupero e risocializzazione nell’alveo dell’art. 27 della Costituzione, è ormai luogo di morte e di sofferenze atroci, per detenuti e lavoratori, in primis quelli del Corpo di polizia penitenziaria che vedono svilito e mortificato il proprio diuturno sacrificio».

Solo poco più di un centinaio dei detenuti è occupato in attività lavorative e poche decine sono impiegati in attività formative o scolastiche, come indicano i dati riportati dallo stesso Ministero della Giustizia.

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Il commento della consigliera regionale Anna Maria Bigon

La consigliera regionale del Pd, Anna Maria Bigon, commenta: «I problemi profondi riscontrati a Montorio richiederebbero interventi urgenti. A partire dalla carenza di personale sanitario interno, visto che da tempo chiediamo di rinforzarne la presenza. I dati, forniti su mia richiesta, dall’Ulss 9, riportavano pochi mesi fa la presenza di un solo psicologo per tutti i detenuti di questo carcere che scoppia per sovraffollamento: un dato macroscopico di inadeguatezza. Ma anche l’attività lavorativa e formativa risulta essere carente e svolta da un numero esiguo di detenuti».

Anna Maria Bigon
Anna Maria Bigon

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Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, continua Bigon: «I dati forniti a seguito di accesso agli atti, in particolare, evidenziavano la presenza di soli 4 medici di guardia, per un totale di 24 ore settimanali; 9 infermieri per 36 ore alla settimana; 1 medico infettivologo per 3 ore alla settimana; 1 psicologo psicoterapeuta per 25 ore alla settimana. Numeri davvero esigui».

«La Giunta regionale – conclude Bigon – deve attivarsi al più presto per quanto di sua competenza e sollecitare il Governo. Devono spiegarci quali provvedimenti hanno preso durante quest’anno per rendere sostenibile la vita dei detenuti in carcere. Questa scia di morti è assolutamente inaccettabile per un Paese che ambisce a definirsi civile».

Sulla stessa linea il senatore Andrea Martella, segretario regionale del Pd in Veneto, che aggiunge: «Molti provvedimenti del governo Meloni stanno invece aggravando ulteriormente il sovraffollamento e la situazione carceraria, anche negli istituti per minorenni».

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In caso di emergenza, chiama il 118. Se ci sono amici o conoscenti con pensieri suicidi si può chiamare il Telefono amico allo 02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

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