Caso stazione, il Procuratore di Verona Tito parla di «disagio sociale e psichico»

Per il Procuratore della Repubblica Raffaele Tito la vicenda di ieri in stazione, con la morte del 26enne Moussa Diarra, non è da ricondurre a «indice di pericolosità» della stazione, ma al «forte disagio sociale e/o psichico nel quale egli era caduto».

Il Procuratore della Repubblica di Verona Raffaele Tito mette in chiaro i contorni della vicenda della morte di Moussa Diarra, 26enne del Mali, ucciso da uno dei tre colpi di pistola sparati da un’agente di Polizia Ferroviaria ieri mattina, domenica 20 ottobre, in stazione a Verona Porta Nuova.

Il giovane – descritto dalle persone che lo conoscevano come gentile e affabile – era a quanto pare in difficoltà psicologiche. L’autopsia potrebbe chiarire il giovane assumesse farmaci per questo motivo.

«In riferimento al tragico evento verificatosi nella giornata di ieri sento il dovere di fornire una corretta informazione» scrive il Procuratore Tito in un comunicato diffuso oggi. «L’episodio non pare collegato ad attività criminose poste in essere dal giovane 26 enne poi purtroppo deceduto, ma, anche dalla dinamica che è fin da subito emersa, appare invece essere il frutto di un forte disagio sociale e/o psichico nel quale egli era caduto e che sembrava incontenibile».

Continua Tito: «Non credo pertanto che l’episodio possa essere valutato come indice o maggior indice di pericolosità della zona antistante la stazione ferroviaria di Verona, atteso anche il fatto, indiscutibile, che il comportamento aggressivo e apparentemente senza alcun valido movente tenuto dal giovane , prima e durante il tragico evento, era stato da lui iniziato circa due ore prima ed in una zona della città lontana dalla stazione stessa».

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Sparatoria Stazione Porta Nuova - Polizia

Per quanto riguarda la posizione dell’agente della Polizia Ferroviaria che ha sparato, ora indagato come atto dovuto, «Questo Ufficio ritiene, sotto il profilo strettamente penale, che l’episodio si inserisca certamente in un contesto di legittima difesa posta in essere dall’appartenente alla polizia di Stato, tuttavia le indagini sono adesso orientate a valutare se vi sia stata o meno una condotta colposa. Situazione che si ha quando si ha una reazione di difesa esagerata; non c’è volontà di commettere un reato, ma viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa configurandosi così una valutazione colposa e sbagliata della reazione difensiva».

«Con grande lealtà d’animo, forte senso istituzionale e presumibilmente sconvolto dall’evento,
l’appartenente alla Polizia di Stato – peraltro persona di grande esperienza – si è reso fin da subito disponibile a rendere, alla presenza del proprio difensore fiduciario e nel rispetto totale delle regole e dei Suoi diritti, interrogatorio avanti al PM, prontamente intervenuto; atto di indagine che si è cosi svolto nella giornata di ieri, nel corso del quale egli ha dettagliatamente ricostruito i fatti» ha aggiunto il Procuratore.

Gli ulteriori accertamenti sono stati delegati alla squadra mobile della Questura di Verona, «a dimostrazione di una incondizionata fiducia da parte di questo Ufficio» specifica Tito. «Le indagini saranno adesso tese a verificare il rispetto delle procedure, a ricostruire esattamente ciò che è avvenuto quella notte e a scandagliare la vita del povero ragazzo deceduto» aggiunge il Procuratore.

Nei prossimi giorni verranno disposte perizie medico legali e balistiche. «Questo Ufficio è già contatto con il Consolato del Mali, mentre la Questura si sta prodigando per individuare in Italia parenti prossimi» conclude la nota del Procuratore Tito.

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