Alluvione in Romagna, prosegue l’impegno dei volontari veronesi
I primi volontari della Protezione Civile dell’ANA Verona sono partiti già mercoledì in prima serata. Direzione Emilia Romagna, per far fronte all’emergenza alluvione che sta colpendo il territorio come già era successo poco più di un anno fa.
Nel dettaglio, sono partite ieri tre squadre: una squadra scouting alle 21 e, a distanza di un’ora circa, due squadre specialistiche Saf, Soccorso ambientale fluviale, attrezzate per recupero persone isolate e per controllare zone allagata, verificando anche la presenza di gente negli abitati. Il gruppo scouting, invece, ha ruolo di ricognizione: parte per primo, prende contatti con i funzionari e organizza l’accoglienza della colonna mobile – dove andare, primi interventi urgenti da effettuare con priorità e la logistica di uomini e mezzi.
Altri volontari veronesi sono partiti sempre ieri in tarda serata con la Colonna mobile nazionale con mezzi pesanti, pompe ad alta e media capacità, torri faro e tutto l’assetto idrogeologico.
A questa prima quindicina di volontari, si sono aggiunge altre squadre durante il corso della giornata, man mano che, con il passare delle ore, la situazione segnalava ulteriori emergenze e fronti su cui intervenire. In tutto, è partita un’altra decina di volontari e mezzi, per lo più pompe ad alta capacità in grado di drenare l’acqua dalle zone più colpite.
«La situazione è complessa e ancora in pieno divenire. Siamo in contatto continuamente con i coordinatori delle operazioni in loco, abbiamo volontari e mezzi già arrivati, altri in viaggio in queste ore, altri ancora in preallerta», spiega il coordinatore della Protezione Civile dell’ANA Verona Luca Brandiele.
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La base operativa in Emilia Romagna dove sono al lavoro i volontari veronesi è a Faenza: le squadre sono a disposizione del Coc, Centro operativo comunale. Questa notte, i volontari sono stati impegnati nel posizionamento di sacchi di sabbia per creare un soprasoglio ad uno dei numerosi corsi d’acqua che in queste ore stanno destando maggiori preoccupazioni.
«Il problema è che non c’è un unico fiume ma una rete di corsi, molti dei quali sono già esondati. Lavoriamo per creare barriere protettive, per drenare l’acqua da abitati e zone sommerse, per mettere in salvo le persone rimaste isolate – elenca Franco Foresti, vicecoordinatore della Protezione civile dell’ANA Verona, in queste ore operativo nell’area di Faenza -. Lavoriamo senza sosta, accanto alla popolazione che è davvero piegata da questa emergenza che torna a ripetersi a distanza di poco più di un anno. C’è molta rabbia, mista ormai a rassegnazione», aggiunge Foresti.
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Un anno fa circa, lo scorso maggio, indicativamente proprio in quegli stessi territori, lo scenario si presentava infatti molto simile, forse addirittura peggiore. Nel 2023, in totale erano partiti dal Veneto oltre un centinaio di volontari della Protezione civile dell’ANA. Di questi, una trentina dal veronese, squadre di Valdalpone, Lessinia, Valpolicella, Mincio, Basso Veronese, Basso Lago e Adige Guà.
Si erano occupati dello svuotamento degli scantinati e messa in sicurezza e ripristino delle centrali termiche e idriche dell’ospedale di Faenza e successivamente erano intervenuti alla centrale elettrica della città colpita, sommersa da melma e fanghiglia. Si erano poi spostati nella zona di Forlì, al fianco della popolazione, per aiutare di casa in casa a svuotare scantinati e abitazioni, liberare strade, rimuovere detriti e mobilio.
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