Ilaria Capua: «Girano messaggi vocali cretini. Serve una reazione di grande coscienza collettiva»
Ore di grande concitazione e frenesia attorno al coronavirus, e non solo per il numero di contagiati che di ora in ora va aggiornandosi anche nel nostro Paese. Ad alimentare la paura e la preoccupazione dei cittadini ci sono anche dei tentativi di procurato allarme del tutto infondati e pericolosi.
Da qualche giorno, infatti, sulle chat di Whats App sono comparsi dei messaggi vocali che riferiscono di presunti contagi accertati da fonti, più o meno autorevoli, interne a strutture sanitarie od ospedali. Voci puntualmente smontate e smentite dalla fonti ufficiali, ma in grado di provare panico e reazioni sui social.
Sulla questione della diffusione degli audiomessaggi “fake” è intervenuta poche ore fa sul suo profilo Twitter anche la virologa Ilaria Capua: «Sento che girano messaggi vocali cretini per spaventare o ridicolizzare la situazione. Non c’è da piangere ma neanche da ridere».
In un intervento pubblicato oggi da La Stampa la scienziata e ricercatrice italiana interviene proprio sul coronavirus dopo essere intervenuta anche ieri in un’intervista della testata Fanpage.it:
«Questo è il momento di opporre al virus una reazione di grande coscienza collettiva. Dobbiamo fare forse il più grande sforzo di responsabilità della nostra epoca. Il problema vero di questa malattia è legato ai numeri: se il contagio coinvolgesse tantissime persone contemporaneamente correremmo rischi gravissimi. Nell’ipotesi che si dovesse ammalare (o mettere in quarantena) il 20 per cento della popolazione italiana, si bloccherebbero i servizi, si intaserebbero gli ospedali e si darebbe un grosso colpo alla produttività del Paese. – scrive la Capua – Non illudiamoci: ci vorrà un anno per trovare il vaccino e mi aspetto che la sindrome influenzale da coronavirus continuerà a diffondersi sino a primavera inoltrata. Nel frattempo l’Italia, come il resto dei Paesi del mondo, devono non solo seguire le linee guida internazionali, ma attuare comportamenti individuali in grado di rendere la vita più difficile al virus. Penso quindi che durante il picco dell’epidemia le scuole potrebbero lasciare a casa i propri allievi e sostituire l’insegnamento diretto con piattaforme tipo Skype o FaceTime».
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