Groenlandia, tregua a Davos: Trump ritira i dazi e ferma le minacce
di Davide Lonardi
La tensione internazionale intorno alla Groenlandia sembra aver trovato una via d’uscita diplomatica tra le vette di Davos. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il ritiro delle minacce di un intervento di forza sull’isola e l’annullamento dei dazi del 10 per cento precedentemente imposti contro i paesi europei. La svolta è maturata dopo un incontro decisivo con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha portato alla definizione di uno schema di accordo volto a tutelare gli interessi strategici americani riportando la discussione su un terreno negoziale.
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Il modello Cipro per la difesa artica
Il compromesso, definito da Trump come «davvero fantastico», ricalcherebbe — secondo diverse ricostruzioni diplomatiche e giornalistiche — quanto avviene a Cipro per le basi britanniche. L’intesa prevederebbe la concessione agli Stati Uniti della sovranità su alcune basi militari specifiche in territorio groenlandese, garantendo a Washington il controllo totale su aree strategiche pur lasciando formalmente il resto dell’isola sotto la sovranità di Copenaghen. Questo schema permetterebbe agli Usa di potenziare la Pituffik Space Base e di riattivare siti risalenti alla Guerra Fredda; l’accordo mirerebbe inoltre a garantire agli Stati Uniti un diritto di veto su eventuali investimenti russi o cinesi nelle preziose risorse minerarie della regione, sebbene i dettagli tecnici siano ancora in fase di definizione.
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Reazioni e prospettive europee
Le cancellerie europee hanno accolto la notizia con un sospiro di sollievo, pur mantenendo una cauta riserva. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, intervenendo oggi al World Economic Forum, ha lodato la decisione di Trump sottolineando che «la strada imboccata è quella giusta» e ribadendo l’importanza di proteggere l’Artico come priorità condivisa. Anche la premier danese Mette Frederiksen si è detta pronta al dialogo costruttivo, pur confermando che l’integrità territoriale e la sovranità nazionale restano punti non negoziabili. Mentre a Bruxelles si prepara un Consiglio europeo straordinario per valutare le implicazioni dell’intesa, l’attenzione resta alta sulle prossime mosse del tycoon, atteso oggi a un incontro con il presidente ucraino Zelensky.
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