La tachipirina spezzata sul petto e i “tre giorni di paura” al San Raffaele
di Redazione
«È arrivato un infermiere con una pastiglia di tachipirina in mano, senza guanti. Me l’ha appoggiata sul petto e l’ha spezzata in due». È uno degli episodi raccontati da un ex paziente immunosoppresso di 45 anni, ricoverato tra il 7 e l’11 dicembre all’ospedale San Raffaele di Milano per una grave mononucleosi. Un ricovero che l’uomo definisce «tre giorni di paura» e che oggi è al centro di un’indagine della Procura di Milano, avviata dopo gli accertamenti dei carabinieri del Nas.
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L’episodio della tachipirina, avvenuto nel reparto di medicina ad alta intensità, non sarebbe stato isolato. L’ex paziente riferisce di somministrazioni duplicate di paracetamolo, tentativi di consegnare farmaci a letti sbagliati e difficoltà evidenti nell’uso delle apparecchiature. In più occasioni, racconta, le terapie già effettuate non risultavano registrate, costringendolo a intervenire per evitare errori.
Il caos durante il ponte dell’Immacolata
Il ricovero coincide con i giorni del ponte dell’Immacolata, segnati – secondo diverse testimonianze – da una forte disorganizzazione del reparto. «Abbiamo iniziato ad aiutarci tra pazienti», spiega l’uomo, descrivendo una sorta di mutuo soccorso con il vicino di letto per restare vigili su farmaci e controlli. Tra gli episodi citati anche una macchina della pressione lasciata accesa, che andava in allarme ogni cinque minuti, e misurazioni effettuate in modo errato.
Secondo quanto emerso, parte delle criticità sarebbe legata alla presenza di infermieri di una cooperativa esterna, chiamata a sopperire alle carenze di organico. Una situazione che, stando alle denunce, avrebbe esposto i pazienti a rischi elevati, soprattutto quelli più fragili.
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L’inchiesta e l’amarezza finale
Sulla vicenda è in corso un’inchiesta della Procura di Milano, che al momento non vede indagati né ipotesi di reato formalizzate. Gli accertamenti puntano a chiarire cosa sia accaduto nel reparto nei giorni del ricovero.
Al momento delle dimissioni, l’11 dicembre, la conclusione dell’ex paziente è netta: «Sono nato e cresciuto col culto del San Raffaele, ma non mi rivedranno mai più». Un racconto reso pubblico, spiega, nella speranza che serva «a riflettere su come è ridotta oggi la nostra sanità».
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