Scorta rafforzata per Sigfrido Ranucci dopo l’attentato di ottobre
di Davide Lonardi
La scorta a Sigfrido Ranucci è stata ulteriormente rafforzata. A seguito dell’attentato che a metà ottobre ha distrutto le auto del conduttore di Report davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano, il Viminale ha disposto un incremento delle misure di sicurezza, portando la protezione a quattro agenti e a due vetture blindate. La decisione, arrivata dall’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale, risponde alla valutazione di un rischio ora considerato “elevato”.
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Un ordigno collocato con precisione: gli indizi degli inquirenti
Il provvedimento si lega agli sviluppi dell’indagine aperta il 17 ottobre, quando una bomba esplose davanti all’ingresso utilizzato abitualmente dal giornalista. L’ordigno, collocato con precisione, ha danneggiato pesantemente l’auto della figlia di Ranucci e la sua. Secondo gli inquirenti, chi ha colpito conosceva bene abitudini e spostamenti del conduttore, tanto da monitorarlo nei giorni precedenti. Un «attentato ben più di un avvertimento», come emerge dalle ricostruzioni contenute nelle fonti.
Le piste investigative restano aperte e vanno dalla mafia albanese alla camorra, fino alla criminalità organizzata locale legata a ingenti traffici. Il possibile movente ruoterebbe attorno alle numerose inchieste realizzate da Report, considerate da chi ha agito come un ostacolo da eliminare. Nel quartiere, la sera dell’esplosione, alcuni residenti hanno riferito di aver visto un uomo incappucciato allontanarsi in fretta, un elemento sul quale gli investigatori continuano a lavorare.
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Pressioni istituzionali e richieste di chiarimento
Sul fronte istituzionale, la presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, ha chiesto un potenziamento della protezione già nei giorni successivi all’attentato. Intanto, la presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha comunicato di aver ricevuto dal Copasir la richiesta di acquisire «la parte secretata del resoconto dell’audizione di Sigfrido Ranucci» del 5 novembre. L’Ufficio di presidenza esaminerà la richiesta il 3 dicembre, prima di metterla ai voti.
Le indagini proseguono dunque nel massimo riserbo, mentre attorno al giornalista si stringe un sistema di tutela più solido, con l’obiettivo di prevenire nuovi rischi in una vicenda che resta complessa e ancora senza responsabili individuati.
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