Sarkozy entra in carcere: «Inizia la mia battaglia per la verità»
di Davide Lonardi
Martedì mattina Nicolas Sarkozy ha varcato i cancelli del carcere di La Santé, a Parigi, per iniziare a scontare una pena di cinque anni inflitta per associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti dal regime di Muammar Gheddafi durante la campagna elettorale del 2007. È il primo presidente francese dal secondo dopoguerra a finire in prigione.
L’ex capo di Stato, oggi settantenne, ha lasciato la propria abitazione mano nella mano con la moglie Carla Bruni, tra gli applausi e i cori di circa un centinaio di sostenitori che lo hanno incoraggiato con un «Nicolas, siamo con te». Dopo aver salutato moglie e figli, Sarkozy ha fatto il suo ingresso nel penitenziario dove, in attesa del processo d’appello, potrebbe restare fino a un anno e mezzo.
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Un caso giudiziario senza precedenti
L’indagine, durata quasi dieci anni, ha ricostruito un presunto sistema di rapporti illeciti tra Parigi e Tripoli. Secondo i giudici, Sarkozy avrebbe consentito ai membri del suo staff di chiedere fondi libici per la sua campagna, in cambio di favori politici e diplomatici al dittatore Gheddafi. Nonostante non sia stata provata la consegna di denaro, la Corte ha ritenuto sufficiente la struttura corruttiva dell’accordo per configurare il reato.
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Durante la detenzione, Sarkozy non avrà uno status speciale, ma sarà ospitato in una cella singola separata dagli altri detenuti, per motivi di sicurezza. Potrà ricevere due visite settimanali e contattare i familiari tramite telefono controllato. Ai giornali francesi ha confidato di portare con sé Il conte di Montecristo e la biografia di Gesù di Jean-Christian Petitfils.
Gli avvocati dell’ex presidente hanno già annunciato ricorso, chiedendo il rilascio anticipato.
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