Ponte sullo Stretto, riunione d’urgenza a Palazzo Chigi: la Corte dei Conti precisa, «nessun giudizio sull’opera»
di Redazione
La vicenda del Ponte sullo Stretto di Messina entra in una fase decisiva. Dopo la mancata approvazione della delibera Cipess da parte della Corte dei Conti, il governo ha convocato questa mattina una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi per esaminare le possibili contromosse. Alla riunione, prevista alle 10.30, partecipano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che poco prima aveva incontrato tecnici e manager al Mit per individuare «una soluzione per far partire i lavori».
La sezione centrale di controllo della Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera approvata ad agosto dal Cipess, bloccando di fatto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’apertura dei cantieri, inizialmente previsti per novembre. Il parere, pur non vincolante, è determinante per la regolarità dell’iter.
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Le motivazioni attese e la precisazione della Corte
Le motivazioni ufficiali della decisione saranno rese note entro trenta giorni, ma nel frattempo la Corte dei Conti ha diffuso una nota di chiarimento: «La Sezione di controllo di legittimità si è espressa su profili strettamente giuridici della delibera Cipess, senza alcuna valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera». La stessa Corte ha richiamato il principio di rispetto per l’operato dei magistrati, ricordando che «il rispetto della legittimità è presupposto imprescindibile per la regolarità della spesa pubblica».
Secondo le precedenti analisi, i magistrati contabili avevano espresso dubbi su coperture economiche, deroghe ambientali e aumenti dei costi, in particolare quelli per la sicurezza, saliti da 97 a 206 milioni, oltre che sulla competenza del Cipess.
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Il governo pronto a reagire
Il governo mantiene margini di intervento: potrà correggere la delibera, ripresentarla o superare i rilievi con una nuova deliberazione del Consiglio dei Ministri che confermi l’interesse pubblico dell’opera. «Nelle prossime settimane l’esecutivo potrà assumersi la responsabilità politica di superare i rilievi della Corte», ha spiegato la sottosegretaria Matilde Siracusano, precisando che, in caso di conferma, «la Corte dovrà comunque ordinare la registrazione con riserva».
Sul piano politico, Meloni ha parlato di «ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo», mentre Salvini ha definito la decisione «un grave danno per il Paese» ma si è detto determinato a procedere. Di segno opposto il commento di Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha parlato di «vittoria dello Stato di diritto».
Il futuro del Ponte resta dunque sospeso tra valutazioni giuridiche e scelte politiche, in attesa delle motivazioni della Corte e delle prossime decisioni di Palazzo Chigi sul progetto da 13,5 miliardi di euro.
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