Pensioni, 4,6 milioni di italiani sotto i mille euro. Abolita Quota 103 dal 2026
di Redazione
Il quadro pensionistico italiano continua a mostrare forti diseguaglianze. Secondo l’Osservatorio Inps al 31 dicembre 2024 le pensioni attive sono oltre 23 milioni, per una spesa complessiva di 364 miliardi di euro, in aumento del 4,9% rispetto all’anno precedente. I beneficiari effettivi sono 16,3 milioni, con un reddito medio annuo da pensione di 22.331 euro, pari a circa 1.860 euro mensili.
Ma il dato più significativo riguarda le fasce più basse: 4,6 milioni di pensionati, il 28,1% del totale, percepiscono meno di mille euro al mese. La disparità di genere resta marcata: le donne rappresentano il 51% dei pensionati ma ricevono assegni inferiori del 34% rispetto agli uomini (19.140 euro l’anno contro 25.712). Al Nord gli importi medi restano più alti dell’8% rispetto alla media nazionale.
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Le novità della Manovra: addio a Quota 103
Sul fronte normativo, la Manovra 2026 cambia profondamente il sistema di uscita dal lavoro. Il Governo ha abolito Quota 103, che consentiva la pensione a 62 anni con 41 anni di contributi, e ha rafforzato la legge Fornero. Dal 2026 l’età pensionabile tornerà ai 67 anni, con l’anticipo possibile solo attraverso l’Ape Sociale, riservata a chi ha perso il lavoro o svolge mansioni gravose.
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Restano attive la pensione di vecchiaia (67 anni e 20 di contributi) e quella anticipata ordinaria — senza limiti d’età — che richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Per i lavoratori “precoci” resta la Quota 41, ma solo in presenza di specifiche condizioni sociali o sanitarie.
Con l’abolizione delle forme flessibili introdotte negli ultimi anni, il sistema torna così ai criteri più rigidi della riforma Fornero, in un Paese dove quasi un pensionato su tre vive con meno di mille euro al mese.
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