Inchiesta sul macello Bervini: carne scaduta “ripulita” e rimessa in commercio

di Redazione

| 24/11/2025
Un’inchiesta shock di Report rivela presunte pratiche di “riciclaggio” della carne scaduta in un macello di Mantova, con possibili rischi per la salute pubblica. L’azienda respinge ogni accusa.

Un’inchiesta della trasmissione Report ha portato alla luce presunte pratiche irregolari all’interno di un macello di Pietole, nel Mantovano, dove carne scaduta sarebbe stata manipolata, “ripulita” e reimmessa nel circuito commerciale. Le immagini, raccolte da un operaio infiltrato, mostrano operai intenti a rimuovere lo strato deteriorato dei pezzi di carne, poi riconfezionati con nuove etichette e destinati nuovamente al mercato.

Carne scaduta manipolata e rimessa in vendita

L’indagine, curata da Giulia Innocenzi, si concentra sul macello Bervini, un grande hub che tratta ogni anno carne per un valore stimato di circa 200 milioni di euro, in gran parte importata da Paesi come Uruguay e Nuova Zelanda. Secondo quanto documentato da Report, nello stabilimento sarebbero state manipolate partite di carne scadute da tempo, in alcuni casi da anni. I pezzi descritti come anneriti e maleodoranti venivano privati delle parti più compromesse, ricondizionati e preparati per una nuova distribuzione.

A destare particolare allarme è il processo di scongelamento e ricongelazione: la carne importata, spesso già congelata, veniva scongelata per la lavorazione e poi nuovamente congelata, una pratica che secondo gli esperti aumenterebbe il rischio di proliferazione batterica.

I rischi sanitari e le criticità igieniche

Nicola Decaro, direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, ha spiegato ai microfoni di Report che il congelamento “non uccide i batteri”, ma li mantiene in uno stato di sospensione. Lo scongelamento in acqua calda, documentato dalle immagini, favorirebbe invece la crescita di agenti patogeni come salmonella e listeria, potenzialmente responsabili di infezioni gravi.

Il materiale girato dall’operaio infiltrato mette inoltre in evidenza condizioni igieniche critiche: pezzi di carne caduti a terra e reintrodotti nei contenitori, piani di lavoro sporchi di sangue e la presenza di insetti nei locali di lavorazione. Elementi che alimentano dubbi sulla gestione del rischio sanitario all’interno dello stabilimento.

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La posizione dell’azienda

Bervini Primo Srl ha respinto con decisione tutte le accuse. In una nota ufficiale, l’azienda afferma che nessuna carne commercializzata ha mai superato la data di scadenza e che tutte le operazioni avvengono nel pieno rispetto delle normative europee e nazionali. Il riferimento è al Regolamento CE 853/2004 e alla Legge 25/2022, che consentono il congelamento della carne fresca prima della scadenza per successivi trattamenti.

L’azienda sottolinea inoltre come i propri stabilimenti siano regolarmente sottoposti a ispezioni da parte delle autorità competenti, senza che siano mai emerse irregolarità legate alla sicurezza alimentare.

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Le verifiche delle autorità

L’Ats Valpadana, dopo aver visionato il materiale realizzato da Report, ha annunciato l’avvio di accertamenti per verificare la fondatezza delle segnalazioni e capire l’eventuale destino commerciale della carne manipolata. L’inchiesta apre interrogativi significativi sull’efficacia dei controlli sanitari e sul sistema di vigilanza negli impianti di lavorazione, soprattutto quando si tratta di prodotti importati.

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