Inchiostro dei tatuaggi, lo studio: «Migra nei linfonodi e altera l’immunità»

di Redazione

| 04/12/2025
La ricerca pubblicata su Pnas mostra che i pigmenti si spostano dalla pelle agli organi linfatici e possono influenzare anche la risposta ai vaccini. Gli autori della ricerca precisano comunque che lo studio su modelli animali non dimostra ancora effetti identici nell’uomo.

L’inchiostro dei tatuaggi non resta sulla pelle, ma raggiunge in pochi minuti il sistema linfatico, dove può accumularsi per mesi e provocare una infiammazione persistente. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Pnas e condotto da un team internazionale guidato dall’Università della Svizzera italiana, con il contributo di atenei e istituti di ricerca di Berna, Regensburg, Basilea e dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Gli autori spiegano che, fino a oggi, mancavano analisi approfondite sugli effetti dei pigmenti sulla risposta immunitaria: «Nonostante le preoccupazioni per la sicurezza – sottolineano – nessuno studio aveva indagato davvero le conseguenze del tatuaggio sulla risposta immunitaria» .

Pigmenti nei linfonodi e infiammazione prolungata

Nei modelli murini analizzati, i ricercatori hanno osservato che le particelle di inchiostro vengono catturate dai macrofagi nei linfonodi, dove possono restare intrappolate per almeno due mesi. Questo processo innesca prima un’infiammazione acuta di circa due giorni, poi una risposta cronica che si mantiene nel tempo, con «chiari segni di infiammazione nei linfonodi anche mesi dopo» la realizzazione del tatuaggio, spiegano gli studiosi. I pigmenti rossi e neri, in particolare, risultano più tossici per le cellule immunitarie, generando stress prolungato e una progressiva compromissione delle difese dell’organismo.

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Gli effetti inattesi sui vaccini

Lo studio evidenzia anche un impatto sulla capacità dell’organismo di rispondere ai vaccini. Nei test sugli animali, la presenza di inchiostro nei linfonodi ha ridotto la risposta anticorpale al vaccino mRNA contro il Covid-19, mentre ha paradossalmente potenziato quella al vaccino antinfluenzale inattivato con raggi UV . Un risultato che, secondo gli autori, riflette differenze nei meccanismi d’azione delle due tipologie vaccinali e conferma come l’accumulo dei pigmenti possa influire «in modo non trascurabile» sulla normale immunoreattività.

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Possibili collegamenti con il rischio di linfoma

Il lavoro si inserisce in un filone di studi che da anni indaga il rapporto tra tatuaggi e rischi a lungo termine. Nel 2024 una ricerca svedese su quasi 12mila persone aveva rilevato un aumento del 21% del rischio di linfoma maligno nei soggetti tatuati, soprattutto nei primi due anni dopo il tatuaggio e oltre il decennio dalla sua realizzazione. Una conferma è arrivata anche da uno studio danese su una popolazione di gemelli, che ha evidenziato un’incidenza più alta di tumori tra chi aveva tatuaggi estesi, in particolare sul palmo della mano .

Gli autori precisano che lo studio su modelli animali non dimostra ancora effetti identici nell’uomo, anche se la presenza di pigmenti nei linfonodi umani è già stata documentata. Per questo invitano a proseguire con ricerche mirate, sottolineando che i risultati ottenuti «sollevano serie preoccupazioni per la salute» e rendono necessario un monitoraggio più attento della sicurezza degli inchiostri per tatuaggi.

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