Ilaria Salis, confermata l’immunità in Ue per un solo voto: caso chiuso a Strasburgo

di Redazione

| 07/10/2025
Il Parlamento europeo respinge la richiesta ungherese di revoca: decisivo l’apporto di una parte del PPE. Per Budapest resta solo l’opzione di un ricorso alla Corte europea.

È arrivato l’esito del voto atteso a Strasburgo: il Parlamento europeo ha confermato l’immunità parlamentare di Ilaria Salis, respingendo la richiesta del governo ungherese di revocarla. L’aula si è spaccata con un margine sottilissimo: 305 voti favorevoli alla revoca e 306 contrari, con 17 astenuti. È stato così confermato quanto già stabilito dalla commissione giuridica a fine settembre.

Determinante il comportamento del Partito Popolare Europeo, che con i suoi 188 membri ha mantenuto la chiave dell’equilibrio. Alcuni eurodeputati popolari hanno scelto di sostenere Salis, nonostante l’annuncio di Forza Italia di schierarsi contro l’immunità. La decisione, arrivata a scrutinio segreto, chiude di fatto il caso giudiziario: l’eurodeputata di Alleanza Verdi-Sinistra non potrà essere processata in Ungheria.

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«Questo voto è una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l’antifascismo. La lotta è tutt’altro che finita», ha commentato Salis, che in Ungheria era stata detenuta per oltre un anno in condizioni definite “disumane” dalle organizzazioni per i diritti umani.

La vicenda ha avuto un forte impatto politico. Roma e Bruxelles hanno seguito da vicino il procedimento, che ha messo ancora una volta in tensione i rapporti con il governo di Viktor Orbán, accusato di violazioni dello stato di diritto.

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Le reazioni politiche dopo il voto sull’immunità di Ilaria Salis

Dopo il voto non sono mancate reazioni contrapposte. La Lega, con Matteo Salvini, ha attaccato chi nel centrodestra ha sostenuto Salis, parlando di «vergogna». Di segno opposto la soddisfazione del centrosinistra: per Nicola Zingaretti, capodelegazione del Pd, la decisione dimostra che «difendere lo Stato di diritto in Europa è possibile e necessario».

L’unica strada ancora aperta per Budapest è quella di un eventuale ricorso alla Corte europea, sostenendo che la procedura non abbia rispettato pienamente i regolamenti dell’Ue.

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