Francia, Lecornu si dimette dopo 27 giorni: è il mandato più breve della storia

di Davide Lonardi

| 06/10/2025
Il premier lascia Matignon denunciando «l’impossibilità di governare». Crolla la Borsa di Parigi, Le Pen e Bardella chiedono lo scioglimento del Parlamento, mentre Mélenchon invoca la destituzione di Macron.

In Francia è durata appena 27 giorni l’esperienza di Sébastien Lecornu alla guida del governo: il premier ha presentato le proprie dimissioni al presidente Emmanuel Macron, che le ha accettate in mattinata.

«Non c’erano le condizioni per restare primo ministro», ha dichiarato Lecornu da Palazzo Matignon, spiegando che «ogni partito agisce come se avesse la maggioranza assoluta, pretendendo che l’altro adotti il proprio programma».

Il primo ministro francese Lecornu si è dimesso

Nominato il 9 settembre, Lecornu aveva ereditato un Paese profondamente diviso dopo la caduta del governo Bayrou: dopo 27 giorni si è dimesso. Le speranze di stabilità si sono infrante sulle tensioni politiche e sulle critiche, anche interne alla maggioranza, per la scarsa discontinuità della sua squadra di governo, che aveva confermato dodici ministri dell’esecutivo precedente.

Le dimissioni hanno scatenato immediate reazioni: la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha definito la situazione “una farsa durata fin troppo”, chiedendo insieme a Jordan Bardella lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e il ritorno alle urne.

Dal fronte opposto, il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon ha invocato l’“esame immediato” della mozione di destituzione di Macron.

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Effetti negativi sulla Borsa di Parigi

Sul piano economico, la crisi politica ha avuto effetti immediati: la Borsa di Parigi ha chiuso in calo dell’1,75%, trascinata giù dai titoli bancari e assicurativi, mentre lo spread tra Francia e Germania è salito ai massimi dell’anno.

L’ex premier François Bayrou ha invitato alla calma e al “riserbo”, definendo la situazione “pesante e preoccupante”. Ma a Parigi l’aria resta tesa: il Paese si trova ora senza un governo stabile e con una maggioranza parlamentare sempre più fragile, in attesa delle prossime mosse dell’Eliseo.

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