Flavius Savu arrestato a Zurigo: possibili sviluppi sul caso Garlasco

Redazione

| 12/09/2025
Il 41enne, condannato per estorsione, si dice pronto a collaborare: restano però molti dubbi sulla credibilità delle sue rivelazioni.

Nuovi sviluppi attorno al caso Poggi: è stato arrestato vicino a Zurigo Flavius Savu, 41 anni, latitante romeno ricercato dal 2018 e colpito da mandato di cattura internazionale. Savu deve scontare una condanna definitiva a cinque anni per estorsione aggravata: nel 2014, insieme al connazionale Florin Tanasie, ricattò l’allora rettore del santuario della Madonna della Bozzola, don Gregorio Vitali, estorcendogli decine di migliaia di euro con la minaccia di diffondere video compromettenti.

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L’inchiesta sulla Bozzola aveva già acceso ipotesi di intrecci oscuri con il delitto di Chiara Poggi, uccisa nel 2007 nella sua abitazione di via Pascoli. Negli ultimi mesi, lo stesso Savu aveva rilasciato dichiarazioni a giornali e tv sostenendo che la giovane fosse stata uccisa perché a conoscenza di abusi legati al santuario. Una versione mai comprovata da prove, ma che ha alimentato nuove speculazioni.

Un presunto memoriale del nipote di Savu, diffuso da Telelombardia, citava un giro di prostituzione alla Bozzola, senza riferimenti diretti al delitto Poggi. Nel frattempo, i media hanno ricordato anche un album fotografico di Alberto Stasi e Chiara, in gita al santuario, del quale si sono perse le tracce.

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Gli inquirenti hanno definito queste piste “suggestive”, ma prive di riscontri concreti. Tuttavia, l’avvocato Massimo Lovati, difensore di Andrea Sempio, invita a non escludere che Chiara, molto attiva nella comunità, potesse essere venuta a conoscenza di vicende delicate.

Dopo l’arresto, l’avvocato Roberto Grittini ha confermato che Savu acconsentirà all’estradizione e intende collaborare anche sul caso Poggi. La sua attendibilità resta però tutta da valutare. Nel frattempo, a Milano proseguono gli accertamenti disposti nell’incidente probatorio: al centro ci sono le impronte latenti su rifiuti sequestrati nella villetta di via Pascoli, dove erano già state individuate tracce di DNA di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, condannato in via definitiva e oggi in semilibertà.

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