Ferrari in frenata in Borsa dopo il piano 2030: mercato deluso ma fiducia intatta nel lungo periodo
di Redazione
Il titolo Ferrari ha subito una brusca battuta d’arresto a Piazza Affari dopo la presentazione del nuovo piano industriale 2030, perdendo fino al 15,4% nella seduta di giovedì e registrando un’ulteriore flessione nella prima seduta della nuova settimana. Gli investitori hanno reagito con freddezza agli obiettivi finanziari illustrati dal CEO Benedetto Vigna, ritenuti inferiori alle attese del mercato.
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Il piano prevede ricavi a circa 9 miliardi di euro e un utile operativo di 2,75 miliardi, con crescita media annua del 5-6%, valori solidi ma inferiori al ritmo stimato in precedenza. Gli analisti parlano di un approccio più realistico e prudente, mirato a preservare la redditività e l’esclusività del marchio, anche in vista del debutto della prima supercar elettrica, prevista entro il 2026.
La reazione negativa ha portato a una pioggia di downgrade: sette banche d’affari, tra cui RBC Capital, Deutsche Bank, HSBC, ODDO e Citigroup, hanno ridotto il target price sul titolo, pur confermando nella maggior parte dei casi giudizi positivi o neutri. Secondo Teleborsa, le nuove previsioni riducono le attese di consenso di circa il 10-15% su tutte le principali metriche.
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Ferrari punta sulla solidità e sul valore del marchio
Nonostante il calo, diversi analisti sottolineano che la “equity story” del Cavallino Rampante resta intatta. Ferrari punta infatti a distribuire 7 miliardi di euro tra dividendi e buyback entro il 2030, mantenendo margini operativi tra i più alti del settore e una strategia basata sulla scarsità e il valore del brand, più che sui volumi di vendita.
Il titolo resta volatile, ma il mercato riconosce la coerenza della strategia di Maranello, orientata a una crescita sostenibile e alla leadership tecnologica anche nell’era elettrica.
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