Epatite A, allarme in Campania: 133 casi e controlli rafforzati
Redazione
Scatta l’allerta per l’epatite A in Campania, dove nei primi mesi del 2026 si registrano 133 casi accertati, un dato in crescita rispetto agli standard abituali. La Regione ha deciso di rafforzare i controlli, in particolare lungo la filiera dei molluschi bivalvi, indicati tra i principali veicoli di contagio.
L’infezione, causata dal virus HAV, colpisce il fegato e si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati oppure tramite contatto diretto con persone infette. Il contagio può avvenire anche prima della comparsa dei sintomi, rendendo più difficile il contenimento. «L’incremento richiede la massima attenzione sul fronte della sicurezza alimentare e dell’informazione ai cittadini», sottolinea la Regione.
I sintomi più comuni comprendono febbre, nausea, dolori addominali e ittero, oltre a una sensazione di forte stanchezza e urine scure. Va notato che, nei bambini, l’infezione può rimanere asintomatica. Generalmente, si assiste a una guarigione completa, anche se il decorso può essere più impegnativo per gli anziani o per chi soffre già di patologie epatiche.
Attenzione agli alimenti a rischio
Sotto osservazione finiscono soprattutto i cibi crudi o poco cotti, in particolare cozze, vongole e ostriche. Questi molluschi possono accumulare particelle virali filtrando acque contaminate, diventando così un potenziale veicolo di infezione. Le autorità raccomandano di evitare il consumo di prodotti «appena aperti» o non completamente cotti e di acquistare solo da rivenditori autorizzati.
Non meno rilevante il rischio legato ai frutti di bosco, spesso sottovalutato. Se freschi devono essere lavati accuratamente, mentre quelli surgelati vanno consumati solo dopo cottura, portandoli a ebollizione per almeno due minuti. L’uso a crudo, ad esempio per guarnire dolci o yogurt, è fortemente sconsigliato.
Le regole per prevenire il contagio
La prevenzione passa da comportamenti quotidiani semplici ma fondamentali. Tra questi, lavare accuratamente le mani, separare alimenti crudi e cotti e utilizzare solo acqua sicura. È inoltre importante non manipolare cibo per altri in presenza di sintomi compatibili con l’infezione.
Resta centrale il ruolo della vaccinazione, indicata come la misura più efficace per prevenire la malattia, soprattutto per i contatti stretti di casi confermati e per le persone a rischio. In caso di esposizione, la tempestività è determinante: l’intervento precoce aumenta l’efficacia della profilassi.
Quando rivolgersi al medico
Gli esperti invitano a consultare il medico in presenza di segnali come nausea persistente, stanchezza intensa o colorazione gialla di pelle e occhi. La diagnosi avviene attraverso esami specifici, mentre il trattamento è generalmente di supporto, poiché la malattia tende a risolversi spontaneamente senza danni permanenti al fegato.
L’aumento dei casi in Campania riporta al centro il tema della sicurezza alimentare e dell’informazione. Anche in territori come il Veneto, dove il rischio è più contenuto, resta fondamentale mantenere alta l’attenzione su igiene e corretta preparazione degli alimenti per prevenire possibili focolai.
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