Jacquelin rende omaggio a Pantani: alle Olimpiadi con l’orecchino del Pirata
Redazione
Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, il ricordo di Marco Pantani tornerà a vivere in modo inaspettato. Emilien Jacquelin, uno dei protagonisti del biathlon mondiale e grande appassionato di ciclismo, ha annunciato che gareggerà indossando l’iconico orecchino del Pirata, ricevuto in prestito dalla famiglia del campione romagnolo. Un gesto dal forte valore simbolico, che va oltre la competizione sportiva.
Il legame tra Jacquelin e Pantani affonda le radici nell’infanzia dell’atleta francese. «Mi ispira da quando avevo cinque anni», ha raccontato, ricordando come le imprese del Tour de France 1998 abbiano contribuito a forgiare il suo spirito competitivo. Per Jacquelin, Pantani non è soltanto un campione del ciclismo, ma un’idea di sport fatta di coraggio, rimonte e attacchi fuori dagli schemi, una filosofia che cerca di riportare ogni volta che scende in gara.
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Il patto con la famiglia Pantani e la data simbolo
La possibilità di gareggiare con l’orecchino del Pirata si è concretizzata grazie a Sergio Piumetto, promotore da anni di iniziative legate alla memoria di Pantani. È stato lui a fare da tramite con Tonina e Paolo Pantani, che hanno accettato di affidare a Jacquelin un oggetto intimo e altamente simbolico.
Il gesto assume un significato ancora più profondo per la data scelta: il 14 febbraio, giorno in cui il biatleta scenderà in gara, coincide con l’anniversario della scomparsa del campione. «Per me non è mai stato San Valentino, ma una data tragica diventata simbolica», ha scritto Jacquelin sui social, spiegando il valore personale dell’omaggio.
Un tributo che va oltre il biathlon
Nel suo messaggio, Jacquelin ha parlato di un sogno che si realizza: «Gareggiare in Italia con Marco al mio fianco». L’orecchino del Pirata diventa così il testimone di un’eredità sportiva che supera confini e discipline, portando idealmente lo spirito di Pantani dalle strade del ciclismo alle nevi olimpiche. Un tributo che trasforma la gara in un gesto di riconoscenza verso chi gli ha trasmesso il gusto della sfida e il coraggio di andare oltre i limiti.
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