Sanità, tre ospedali del Veneto tra i 15 migliori in Italia

di Redazione

| 10/12/2025
Pubblicato il nuovo rapporto dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali: in Veneto spiccano Montebelluna (Treviso), Cittadella (Padova) e Mestre. Nel Veronese buoni risultati nell'ambito gravidanza e parto e nell'area osteomuscolare.

Il nuovo Programma nazionale esiti 2025 di Agenas ridisegna la mappa della qualità sanitaria in Italia, superando le vecchie graduatorie e mettendo in evidenza le strutture con performance elevate nelle principali aree cliniche. Su 218 indicatori, l’agenzia individua le strutture con risultati “molto alti”, mostrando un Paese che migliora ma che resta segnato da forti disuguaglianze geografiche. La top 15 degli ospedali evidenzia un quadro sbilanciato: solo il Federico II di Napoli rappresenta il Sud, mentre cinque strutture lombarde dominano la lista.

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La top 15 nazionale: il Nord domina, il Sud quasi assente

Tra i quindici ospedali con prestazioni eccellenti in almeno sei delle otto aree cliniche valutate – dal cardiocircolatorio alla chirurgia oncologica, dalla gravidanza e parto all’osteomuscolare – il Sud compare con una sola presenza. Spiccano invece Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Agenas sottolinea che, su 266 strutture con livello “molto alto”, solo 49 si trovano nelle regioni meridionali, confermando un divario già noto negli esiti per infarti, ictus, chirurgia oncologica e appropriatezza dei parti cesarei. Nel sistema nervoso e nella chirurgia oncologica, ad esempio, le strutture top del Sud sono rispettivamente 3 su 26 e 5 su 38.

Il quadro in Veneto

Gli ospedali di Montebelluna (Treviso), Cittadella (Padova) e Mestre rientrano tra le 15 strutture italiane che nel 2024 hanno ottenuto un livello di valutazione “alto” o “molto alto” nel Piano Nazionale Esiti 2025 di Agenas, risultando performanti in almeno sei aree cliniche su otto.

In Veneto, invece, Castelfranco Veneto, Montebelluna e San Donà di Piave sono le tre strutture che hanno migliorato le proprie performance rispetto all’anno precedente. Le aree analizzate comprendono cardiocircolatorio, sistema nervoso, respiratorio, chirurgia generale e oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare e nefrologia.

Tra le eccellenze spicca l’Ospedale di Mestre nell’area cardiocircolatoria, mentre per il sistema nervoso si distinguono l’Azienda Ospedaliera di Padova e l’Aoui di Verona Borgo Trento. In chirurgia oncologica si collocano ai vertici Mestre, San Donà di Piave, San Bonifacio e lo IOV di Castelfranco.

Nell’ambito gravidanza e parto risultano eccellenti sei strutture venete, tra cui Mestre, Bassano del Grappa, Santorso, Vicenza, San Bonifacio e Verona Borgo Trento. Per l’area osteomuscolare, infine, emergono 16 strutture regionali, tra cui Pederzoli di Peschiera, Belluno, Feltre, Oderzo, Conegliano, Chioggia, vari ospedali del Padovano, Bassano, Vicenza e San Bonifacio, oltre all’Azienda Ospedale-Università di Padova.

Strutture rimandate: quasi il 20% richiede una revisione

Accanto alle eccellenze, il report mette in luce anche le criticità: 198 ospedali su 1117 risultano “rimandati” e dovranno affrontare un audit di qualità. Il dato colpisce soprattutto nel Mezzogiorno: 51 strutture in Campania, 43 in Sicilia, 19 nel Lazio e 19 in Puglia. Agenas precisa che il 52,7% delle criticità riguarda l’area gravidanza e parto, spesso legata all’eccesso di tagli cesarei, mentre il 22,1% interessa il settore cardiocircolatorio, in particolare la tempestività di accesso alle procedure salvavita. L’agenzia segnala comunque un miglioramento complessivo, con 68 ospedali che hanno superato le carenze rilevate l’anno precedente.

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Pur confermando progressi nella chirurgia oncologica ad alto volume e nella riduzione dei cesarei primari, Agenas rileva che la distanza tra Nord e Sud rimane ampia. Le regioni settentrionali si avvicinano agli standard internazionali, mentre al Sud persistono ritardi nella gestione delle emergenze e nella concentrazione dei casi complessi. «Emerge un sistema sanitario che migliora quando dispone di riferimenti chiari e strumenti di valutazione continui», conclude l’agenzia, ma le criticità territoriali restano un nodo da affrontare.

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