Ciclone Montha sull’Himalaya: valanghe in Nepal, cinque alpinisti italiani tra le vittime
di Redazione
Il ciclone Montha ha colpito in modo devastante l’Himalaya, provocando valanghe mortali sulle montagne del Nepal. La perturbazione, arrivata dopo aver attraversato l’India, ha scaricato enormi quantità di neve in alta quota, creando un manto nevoso instabile che ha causato due gravi incidenti alpinistici. Il bilancio è tragico, con nove morti, tra cui cinque italiani: Stefano Farronato, Alessandro Caputo, Paolo Cocco, Marco Di Marcello e Markus Kirchler.
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Le vittime: storie di alpinisti esperti
Le vittime italiane facevano parte di due spedizioni distinte: la prima, sul Panbari Himal (6.887 metri), ha visto la morte di Farronato e Caputo, travolti da una valanga mentre erano al Campo 1. La seconda tragedia si è verificata sul Yalung Ri (5.630 metri), dove sono morti Cocco, Di Marcello e Kirchler, colpiti da una valanga durante la marcia verso la vetta.
I soccorsi sono stati ostacolati dal maltempo e dall’eccessiva quantità di neve, che ha reso le operazioni difficili e lunghe. In alcuni casi, i soccorritori hanno dovuto aspettare giorni prima di poter intervenire a causa delle restrizioni burocratiche nepalesi e dei ritardi nei voli di emergenza.
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Cause e dinamiche delle valanghe
Il ciclone Montha, formatosi nel Golfo del Bengala, ha portato condizioni meteorologiche straordinarie per la stagione autunnale. La perturbazione ha generato nevicate eccezionali, con accumuli di oltre due metri di neve fresca in pochi giorni. Le condizioni instabili hanno favorito la formazione di valanghe improvvise, che hanno colpito anche i campi base, generalmente considerati sicuri.
Le anomalie climatiche stanno alterando i regimi di precipitazioni e nevicate, aumentando la frequenza di fenomeni estremi. Ciò rende le spedizioni alpinistiche in Himalaya sempre più rischiose, con la sicurezza che dipende sempre più dal monitoraggio in tempo reale delle condizioni meteo.
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