Caso Orlandi, il fratello Pietro in Commissione: «Esaminate i diari di Ciampi e approfondite la pista di Londra»

di Redazione

| 08/10/2025
Seconda audizione a Palazzo San Macuto: due ore e mezzo per ripercorrere 42 anni di indizi e depistaggi. Il fratello di Emanuela denuncia “chi rema contro”, chiede nuovi accertamenti documentali e rilancia l’ipotesi londinese.

Sono durate oltre due ore e mezza le dichiarazioni di Pietro Orlandi davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

Un’audizione-ponte tra memoria e atti, in cui il fratello della cittadina vaticana scomparsa nel 1983 ha condensato «42 anni di ricerche, angoscia e depistaggi», chiedendo passi formali per aprire nuovi varchi investigativi.

Orlandi ha ribadito la sua convinzione che, sul caso Gregori, «la Commissione potrà arrivare a una conclusione», mentre per Emanuela «la strada è più complessa per il coinvolgimento dell’ambiente vaticano». Ha inoltre espresso il desiderio di un incontro con il Papa e ha criticato l’assenza di un segno pubblico di vicinanza alla famiglia nell’ultimo anniversario della scomparsa.

LEGGI E GUARDA: Quante ciclabili a Verona? Il quadro dei nuovi cantieri

Caso Orlandi, i diari di Ciampi e la pista di Londra

Tra i punti sollecitati figurano due richieste specifiche: la consultazione dei diari di Carlo Azeglio Ciampi, ritenuti potenzialmente utili a ricostruire contatti e snodi istituzionali dell’epoca, e una verifica sulle lettere del 1993 che alimentano la cosiddetta “pista di Londra” (scritte riconducibili all’arcivescovo di Canterbury George Carey e al sottosegretario britannico Frank Cooper, indirizzate al cardinale Ugo Poletti).

Tali missive sono state giudicate false dalla grafologa Sara Cordella, ma Orlandi chiede di visionare gli originali prima di concludere definitivamente, ricordando che anche il pacchetto di “cinque fogli” emerso nel 2017 — con presunte spese sostenute per una segretrazione a Londra fino al 1997 — meriterebbe una valutazione tecnica completa, «anche nell’ipotesi che si tratti di un depistaggio».

In Commissione Orlandi ha rinnovato la lettura del caso come ricatto legato alla gestione del potere, non riconducibile — secondo la sua tesi — a gruppi criminali isolati. Ha citato i rapporti internazionali del Vaticano nel contesto storico (Guerra fredda e Medio Oriente) e ha auspicato canali istituzionali per interloquire con le autorità britanniche, ricordando una lettera consegnata alla Commissione in cui la famiglia chiedeva supporto a Scotland Yard.

LEGGI ANCHE: Ospedale Borgo Trento, sportello unico per accettazione, ticket e prenotazioni

Pietro Orlandi: “C’è chi rema contro”

Sul versante testimoniale, Orlandi ha definito Raffaella Monzi «figura chiave» del giorno della scomparsa, sottolineando tuttavia che anche lei è «un’altra vittima di questa storia». E ha richiamato l’attenzione su presunti ostacoli interni: «C’è chi rema contro», ha detto, pur riconoscendo che «molti stanno provando a fare qualcosa di positivo».

La Commissione presieduta dal senatore Andrea De Priamo proseguirà ora con gli approfondimenti richiesti: dall’eventuale acquisizione di originali e perizie documentali all’analisi dei diari di Ciampi, fino alle possibili interlocuzioni con le autorità britanniche. Un percorso che, nelle intenzioni dei familiari, dovrebbe trasformare ipotesi e carte in accertamenti verificabili.

LEGGI LE ULTIME NEWS

Le notizie del giorno, ogni sera, gratis, come vuoi. Clicca qui 👇

Condividi ora!