Meloni-Mattarella, gelo sul caso Garofani: il Quirinale chiude il fronte ma restano le ombre
di Redazione
Il caso Garofani esplode dopo l’articolo de La Verità, firmato da Maurizio Belpietro, che attribuisce al consigliere del Colle Francesco Saverio Garofani giudizi e manovre per «sbarrare la strada» a Giorgia Meloni. Nel retroscena si parla di «sgambetti» ai governi, dell’ipotesi di una «grande lista civica nazionale» e di un «provvidenziale scossone» per impedire una nuova vittoria del centrodestra nel 2027. Viene evocata anche una riedizione dell’Ulivo del 1996. Garofani, il giorno successivo, definisce quei virgolettati «una chiacchierata in libertà, tra amici».
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L’affondo di Bignami e lo stupore del Quirinale
A rilanciare il caso è Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia, che chiede una smentita a Garofani e, secondo la ricostruzione della stampa, sollecita un intervento del Colle. La replica del Quirinale arriva a stretto giro: «stupore» per parole che sembrano dar credito a «un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo». L’opposizione parla di «fango» e «atto intimidatorio», mentre il giornalista Belpietro ribatte «ridicolo è chi silenzia». FdI insiste sulla necessità di una smentita da parte del consigliere, ritenendo le ricostruzioni «infondate».
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Il faccia a faccia tra Meloni e Mattarella
Per ricomporre la frattura, Meloni chiama Mattarella e chiede un incontro chiarificatore. Nel colloquio di venti minuti la premier esprime «rammarico» per le frasi «istituzionalmente inopportune» attribuite a Garofani e si scusa con il presidente per la forza con cui Bignami lo aveva «tirato per la giacca». Ribadisce che non c’era volontà di attaccare il Quirinale e che la richiesta di smentita riguardava soltanto il consigliere. Mattarella, dal canto suo, rassicura Garofani: «Stai sereno, non te la prendere». Fonti qualificate descrivono il colloquio come andato «benissimo».
A raffreddare nuovamente il clima è però la nota diffusa da Palazzo Chigi dopo l’incontro, percepita dal Colle come distante dal tono cordiale del faccia a faccia. Da qui l’irritazione e l’impressione che il caso non sia chiuso. .
La tregua di FdI e i dubbi che restano
Il gelo si scioglie solo quando Bignami e Malan firmano una nota congiunta in cui rinnovano «stima per Mattarella» e affermano che FdI «ritiene la questione chiusa». Il Quirinale accetta la tregua, ma nelle alte stanze restano domande sul perché di un attacco così frontale, letto anche come un tentativo di graffiare la figura del capo dello Stato. La vicenda, osservano alcuni parlamentari, accende con largo anticipo i riflettori sul 2029, anno in cui scadrà il settennato di Mattarella.
Garofani, intanto, si dice «amareggiato» e colpito dall’idea di essere stato «utilizzato per attaccare il presidente». Le opposizioni incalzano, il governo parla di «sintonia istituzionale». La tempesta si attenua, ma le scorie rimangono.
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