Arrestato in Libia il generale Almasri, accusato di torture e omicidio di detenuti
di Davide Lonardi
È stato arrestato a Tripoli il generale Najim Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica, accusato di torture e maltrattamenti ai danni di detenuti, uno dei quali sarebbe morto sotto le violenze. La notizia è stata confermata dalla Procura generale libica, che ha disposto la detenzione e il rinvio a giudizio dopo aver raccolto elementi su gravi violazioni dei diritti umani all’interno della principale struttura di riforma e riabilitazione della capitale.
Secondo le autorità, almeno dieci persone sarebbero state torturate o sottoposte a trattamenti degradanti. Una di loro è deceduta. Già da luglio la Procura di Tripoli aveva chiesto l’assistenza della Corte penale internazionale (CPI) per acquisire prove sul caso, poi rientrato nel perimetro dell’azione penale nazionale.
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Le accuse internazionali e la posizione del governo italiano
Il nome di Almasri era legato da tempo a un mandato d’arresto della CPI per presunti crimini contro l’umanità e di guerra, tra cui omicidi, torture, violenze sessuali e persecuzioni. I fatti sarebbero avvenuti soprattutto nel carcere di Mitiga, la più grande prigione della Libia occidentale, gestita dalle Forze di deterrenza Rada, milizia a cui il generale apparteneva.
A gennaio 2025 Almasri era stato arrestato a Torino in esecuzione del mandato internazionale, ma liberato due giorni dopo e rimpatriato in Libia con un volo di Stato. L’arresto fu considerato nullo per vizi procedurali, e la decisione del governo di Giorgia Meloni di procedere alla sua espulsione provocò un caso politico.
Il governo italiano ha riferito di aver saputo già dal 20 gennaio che la Libia voleva Almasri in custodia e che aveva chiesto ufficialmente la sua estradizione. Per questo motivo, l’Italia non lo avrebbe consegnato alla Corte penale internazionale e avrebbe deciso di rimandarlo subito in Libia.
Tuttavia secondo fonti di governo, la richiesta libica sarebbe arrivata solo dopo che Almasri era già stato liberato e riportato a casa. Questo fa pensare che il governo abbia agito troppo in fretta o senza basi solide, alimentando nuovi dubbi sulle scelte dell’esecutivo.
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Le reazioni politiche
L’arresto del generale, oggi detenuto a Tripoli, ha riacceso le polemiche in Italia. Le opposizioni parlano di «figura vergognosa dell’esecutivo», accusando il governo di aver favorito il ritorno in patria di un uomo sospettato di torture e omicidi. Il caso, archiviato a ottobre dal Tribunale dei ministri dopo il voto della Camera che negò l’autorizzazione a procedere contro i ministri Mantovano, Nordio e Piantedosi, torna così al centro del dibattito politico e internazionale.
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