Impressionanti cifre dall’ecosostenibilità dei “Mercatino”

9 Mercatino nel triveneto, 196 in tutta Italia, 1 a Ibiza, in Spagna. Quasi 200 punti vendita in franchising dove si vende tutto ciò che si può riutilizzare, dall’abito al mobile, dal quadro alla tazzine da caffè, dalla bicicletta alla borsa, agli oggetti vintage, addirittura al jukebox. Tutto in vendita fuorchè armi e automobili. Ai Mercatino ci sono perfino bottiglie di vino d’annata o i registratori Geloso di un tempo. Nel Nordest i Mercatino (la sede è a Verona) andrà ad ampliarsi con altre aperture a Padova e Udine, con aumento degli addetti (sono circa 2000 in tutta Italia) ma, soprattutto, i Mercatino (in pochi conoscono le sorprendenti cifre) danno e daranno vita ad una economia circolare rigenerata andando ad incentivare l’ecosostenibilità del pianeta. In un anno sono quasi 10 milioni di oggetti venduti, con 42,7 milioni di euro rimborsati ai clienti, per un fatturato di 90 milioni.

I benefici del riuso portano a 45 mila tonnellate di gas serra risparmiate che equivalgono alle emissioni assorbite da 240 mila alberi in 5 anni che occupano una superficie pari a circa 800 campi da calcio. E nel triveneto? Negli ultimi sei anni sono stati recuperati quasi 2 milioni e mezzo di oggetti che equivalgono ad oltre 500 mila metri cubi paragonabili a 56 grattacieli di 15 piani, ovvero 6255 camion che coprono una lunghezza di 100 km, come dire la distanza tra Verona e Treviso. Risparmiate nell’aria le emissioni equivalenti a quelle di un auto che percorre 19 milioni di km pari a quasi 3 milioni di kg di CO2 equivalente responsabile dell’aumento dell’effetto serra. Inoltre risparmiate nell’aria le emissioni di polveri sottili equivalenti a quelle che si generano fumando 167 milioni di sigarette, pari a 1735 kg PM 2,5 equivalente. Per finire risparmiate risorse naturali che si impiegano per la costruzione di 473 milioni di mattoni, pari a 78,54 kg di antimonio equivalente. Numeri incredibili che mai avremmo immaginato. Il tutto dal riuso di ciò che è riutilizzabile.

Di Giorgio Naccari